Che sollievo: non sono uno scrittore

Tra la scorsa primavera e i mesi autunnali ho scritto un paio di storie lunghe, che però non andranno oltre quelle due o tre persone a cui malvagiamente propino le immonde bozze dei miei racconti. Sono due storie piuttosto mediocri, tutto qua, anche se una mi ha divertito molto e continuerò a metterci mano per un po’, almeno finché non mi sembrerà accanimento terapeutico.

Può sembrare strano, ma provo una sorta di sollievo all’idea di non pubblicare un secondo libro. Che non sono uno scrittore, del resto, l’ho pensato spesso con lo stesso sollievo, cosa che può sembrare altrettanto strana (a me stesso, in primis). Perché, almeno per me, essere uno scrittore è un privilegio. Essere uno scrittore comporta, in qualche modo, un ingresso in società. Il problema è che, in questo momento, a me questa società fa schifo.

Fatico proprio a trovarmi in sintonia con un paese in cui accogliere altri esseri umani è diventato un disvalore e, per contro, è considerato accettabile lasciare per due o tre settimane in mezzo al mare qualche decina di disperati in condizioni inaccettabili. Oppure infilarli in strutture di detenzione in Libia, in cui avviene ogni sorta di violenza ed efferatezza. Un paese in cui chi finisce in mezzo a una strada viene trattato come un problema di degrado e di ordine pubblico.

A prescindere dal dibattito politico – di cui me ne frega meno di zero – basterebbe chiedersi se accetteremmo che a essere trattati così fossero nostra figlia, nostra moglie, nostro padre o nostra madre. 

Fatico a sentirmi in sintonia con un paese in cui ci si può permettere di sprecare, ma, quando qualcuno viene qui a cercare di rosicchiare un pezzettino della nostra ricchezza, gli si urla che non ce n’è per tutti.

 

Cosa posso dire, se non che mi fa schifo, di una società in cui avvelenare l’aria è ritenuto un prezzo accettabile per la comodità di avere un’auto sotto il culo, far lavorare persone in condizioni inumane va bene se ci fa pagare meno un prodotto, sapere che il nostro paese fa affari con le peggiori dittature è tollerabile, se il gas che ci forniscono consente di mantenere accesi i “funghi” che riscaldano gli happy hour all’aperto nei mesi invernali?

E’ già abbastanza difficile sopportare di essere parte passiva di questo schifo tutti i giorni e di averne una quota di responsabilità. Scrivere, per me, comporta un aumento di responsabilità. Ho sempre vissuto così l’attività di vignettista: hai in mano il potere di dire delle cose ad un pubblico, perché sprecarlo dicendo delle cazzate da bar? 

Questo probabilmente è un limite, ma pazienza. Non mi riesce proprio di scrivere con in testa l’idea di sollazzare il lettore o, peggio ancora, di sollazzare il mio ego. Mi sembra perfino più dignitoso non scrivere nulla.

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