Come gestire le emergenze senza scontentare la gente

Adesso che il popolo è tornato sovrano, molte cose cambieranno. A partire da quello che è il vero elemento fondante del senso di appartenenza all’italica nazione (nonché sostegno decisivo al PIL nazionale): le emergenze.

Terremoti, inondazioni, eruzioni, disastri stradali e ferroviari, si sa, sono da sempre gestiti malissimo. E non parliamo tanto del magna magna visto all’opera all’epoca del terremoto de L’Aquila, ma delle mille fonti di scontento che guastano l’animo ai cittadini, esacerbato dalla consapevolezza che loro – il popolo, appunto – l’emergenza l’avrebbero certamente gestita a modo.

Dopo anni di gestione dilettantesca, finalmente un Governo che saprà impartire a vigili del fuoco, protezione civile e associazioni non profit le giuste indicazioni per operare nelle fasi di soccorso e ricostruzione, rispettando i voleri e gli umori del popolo.

Procedure di soccorso. Nelle ore immediatamente successive ad un terremoto, per dire una catastrofe come altre, tutti vogliono dare una mano o almeno scattarsi un paio di selfie per far sapere agli amici com’è la situazione sul posto (dato che i servizi dei telegiornali, è noto, godono di scarsa credibilità). Invece vengono scoraggiati dai sapientoni della protezione civile, che invitano sempre a stare a casa e lasciar fare a loro. Le cose cambieranno: d’ora in poi, alla prima notizia di sommovimento tellurico, tutti potranno partire per il luogo del disastro, portandosi dietro il proprio badile o armandosi di semplice buona volontà.

Se le macerie fossero davvero tante, da non bastare le nude mani e le nobili intenzioni degli spalatori di stirpe italica, si coinvolgano i profughi ancora ospiti del nostro paese (compresi i molti che girovagano senza fissa dimora e sfaccendati in seguito al “decreto sicurezza”).

Insomma, è finita l’era degli interventi gestiti in modo più o meno professionale da esperti del soccorso e personale sanitario. Il popolo vuole soccorsi improvvisati, dilettanteschi, senza coordinamento, affidati a gente qualunque, senza alcuna esperienza, impreparata a gestire il carico fisico ed emotivo dell’intervento, sguarnita perfino delle basilari attrezzature per spalare le macerie, ma armata di ciò che, in fondo, serve davvero: un grande cuore.

Aiuti materiali agli sfollati. Anche in questo caso, è finita l’era degli aiuti in mano ai soliti professionisti dell’emergenza. A partire da mezzora dopo il terremoto, invece, chiunque potrà e dovrà iniziare a raccogliere aiuti alimentari, vestiti e coperte. Si badi bene: a caso e senza verificare se c’è effettivamente bisognoso. I camion pieni di beni di prima necessità dovranno accorrere subito sul posto, intasando le strade, e mettersi poi a distribuire cose a caso in mezzo alle macerie, pazienza se dovessero intralciare il lavoro dei soccorritori.

In questa fase è inoltre fondamentale non donare soldi. Mai. Si potranno solo raccogliere quantità smodate di roba, a partire da quella che volevate buttare: coperte sdrucite, giocattoli rotti di vostro figlio, elettrodomestici guasti, tutto ciò che può ancora servire a quei poveracci che hanno perso tutto. Poi è importante raccogliere fagioli, pasta, farina, riso. Tonnellate di viveri che poi saranno mandati ai terremotati, indipendentemente dal fatto che ne abbiano realmente bisogno: tanto c’è un tutorial su Youtube che spiega come costruire case antisismiche con lattine di pelati e cartoni della pizza.

I cittadini saranno inoltre invitati a rendersi subito disponibili in massa per donare il sangue, correndo al centro trasfusionale tutti nello stesso giorno e alla stessa ora. E’ importante che si creino code più lunghe possibili, altrimenti le foto sui giornali non rendono bene il grande cuore degli italiani.

Accoglienza degli sfollati. Gli assiomi da tenere presenti sono “Vergogna! I terremotati in tenda e i profughi negli hotel!” e “Nelle tende ci mettano gli immigrati e diano gli hotel ai nostri sfollati”. La prima cosa da fare, dunque, sarà liberare le strutture di accoglienza per immigrati per darle agli sfollati. A prescindere, chiaramente, dal fatto che le strutture si trovino a centinaia di chilometri dalla zona del sisma. Perché gli sfollati, dopo avere perso tutto, non vedono l’ora di essere trasferiti in una città a centinaia di chilometri da casa, in un centro di accoglienza, lontano dai familiari, dagli amici e dal posto di lavoro. Lo sanno tutti, ma non ve lo dicono.

I profughi buttati fuori dalle strutture di accoglienza, saranno messi nelle tendopoli. In pratica, mentre gli abitanti delle zone terremotate saranno deportati in giro per tutta l’Italia, nell’area colpita dal disastro nasceranno insediamenti abitati esclusivamente da immigrati.

* basato su un testo del 2016

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: