Una tigre al parco Langer!

Chi ha letto “Le mille verità” (incredibile a dirsi, c’è chi ancora non l’ha letto), avrà presente gli articoli farlocchi che compaiono nella prima parte, frutto delle sinapsi del protagonista. Come nascono queste piccole perle di giornalismo patacca?

In verità, il processo da cui nascono (che poi è anche il meccanismo comico su cui, in sostanza, si basano) è piuttosto semplice. Si prende una situazione reale, vi si innesta qualcosa di finto, surreale o completamente folle, si presenta l’evento con il tono sobrio e ordinato della cronaca giornalista. Naturalmente, ci sono una serie di tormentoni, che qualunque professionista maneggia con destrezza e che devono trovare posto al momento giusto. E magari qualche citazione dai classici della letteratura, via. Le proporzioni dei vari ingredienti si possono decidere a naso. Di fatto, una volta trovato un punto di partenza (non necessariamente originalissimo), il resto viene da sé.

Ecco un’esercizio, nato da un cazzeggio in chat con un collega (di cui ometto il nome per non infangarne la reputazione), attorno a una classica e banale leggenda urbana.

“C’è una tigre al parco Langer”. La notizia, apparentemente incredibile, viaggia ormai di bocca in bocca nel quartiere Commenda: il grosso felino sarebbe stato avvistato già da diverse persone nel bosco abbandonato, vicino a casa Serena.

Forse fuggito da un serraglio privato, l’animale si aggira nella zona da diversi giorni. Ad avvistarlo, tre giorni fa, uno degli orticolori che curano “L’orto delle farfalle” a ridosso del bosco. Inizialmente presa con le molle dalla Questura, a causa dello stato di ubriachezza dell’uomo, la segnalazione si è rivelata solo la prima di una serie, che ha confermato la reale presenza di un animale nel parco. E ora il quartiere ha paura.

Ovviamente, da un’innocua cazzata del genere si può proseguire per tutti i percorsi che la professione giornalistica conosce. Non fa ridere? Certo. Sono gli approfondimenti a costituire la parte comica del testo. Esempio:

Se dalle associazioni animaliste arriva, al momento, un prudente silenzio, si fa sentire invece il Wwf di Rovigo, per voce del portavoce Alessio Mc Donald: “La tigre del Langer è una specie rarissima, forse autoctona, che va tutelata ad ogni costo”.

Dalla visione di foto e filmati in cui appare il felino, infatti, gli esperti naturalisti escludono che si tratti di un esemplare di tigre del Bengala o di tigre della Cina meridionale. Sarebbe invece una specie a se stante, affine alla tigre del Caspio (oggi estinta). “Potrebbe trattarsi di una specie autoctona polesana – ipotizza il presidente del Wwf – In tal caso, saremmo dinnanzi ad un animale rarissimo, prossimo all’estinzione, e va compiuto ogni sforzo per preservarne l’habitat naturale”.

L’avvistamento della “tigre del Langer”, insomma, rischia di essere una nuova ragione in mano a chi chiede la tutela dell’area dell’ex tirassegno e una pietra tombale sul progetto del passante Nord. 

Faccio notare che spesso un paio di ricerche su Wikipedia (qui, ad esempio, sulle specie di tigre esistenti) rendono il testo più efficace.

Qui le piste sono infinite. Ad esempio, vogliamo buttare via il filone dell’emergenza sicurezza? Si scrive in tre minuti, con l’inevitabile polemica politica, le accuse incrociate tra destra e sinistra e ovviamente lui:

“Se lo stato non mi manda subito un reparto di cacciatori di tigri del Bengala, provvederò da me – ha dichiarato il sindaco, Ottavio Baraldi – Ho letto quasi tutto I misteri della jungla nera di Salgari e sono pronto ad affrontare, pugnale tra i denti, come un novello Tremal Naik, la belva che turba i sonni dei miei concittadini”.  

Se poi vogliamo esagerare, proseguiamo in chiave ancora più surreale.

Rischia di sfociare in tragedia, la situazione del parco Langer, dopo l’avvistamento di un esemplare di tigre nel bosco.

Benché finora l’animale non abbia dato noie agli abitanti, limitandosi a vagabondare tra gli alberi, alcuni operatori di Casa Serena, la vicina casa di riposo, denunciano un fenomeno inquietante. Alcuni anziani con la pensione minima, ospiti della struttura, starebbero improvvisando battute di caccia notturne per catturare e uccidere la belva.

Finora le loro sortite non hanno prodotto nulla, ma la situazione potrebbe degenerare presto. E non meno inquietanti sono le motivazioni che avrebbero spinto un gruppo di innocui vecchietti a diventare bracconieri improvvisati: tramite la vendita della pelliccia, infatti, gli anziani intendono pagare la retta della casa di riposo, divenuta sempre più insostenibile per le casse delle famiglie.

“Se confermata, sarebbe una notizia tristissima – commenta il consigliere comunale Teobaldo Canarin – Da anni ci battiamo perché le rette delle case di riposo siano sostenute dal Comune, come prevede la legge. Questa drammatica situazione è la conferma della bontà della nostra causa. Chiediamo alle istituzioni di farsi carico del sostegno alle persone anziane, anziché lasciare che mettano a repentaglio la propria incolumità”.

E vabbé, qui si potrebbe obiettare che le rette sono coperte dal Comune solo in caso di anziani non autosufficienti (credo). Ma c’è una tigre autoctona che vaga nel parco Langer, cazzo! Ci mettiamo a guardare i fronzoli?

Si potrebbe andare avanti all’infinito, è chiaro.

Nota bene: tutto questo sarebbe mille volte più comico, se al posto di sciocchi pseudonimi avessi usato persone realmente esistente. Ma per oggi limitiamo agli esercizi innocui, che a Rovigo ci sono un sacco di permalosi.

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