Un’attività molto più utile della scrittura

Tra la primavera e l’estate avevo abbozzato una storia nuova, ma è venuto fuori un gran guazzabuglio. Meglio lasciarlo lì a riposare, come le marmellate e i sottoli.

C’è un’attività, del resto, che è più utile al mondo della scrittura: la lettura. Ho davvero l’impressione che in circolazione ci siano più scrittori, che lettori.

Da qualche parte ho letto che in Italia si pubblicano sessantamila e rotti libri l’anno. Servirebbe una moratoria: un anno o due senza nuovi libri, per scoprire tutto quello che abbiamo lasciato indietro, inondati da troppe proposte.

In vacanza ho letto i cinque racconti che compongono “Dentro le mura” di Giorgio Bassani. E’ uno dei libri che mi ha lasciato mia nonna (edizione Oscar Mondadori, 1985). Ho ritrovato in queste storie scritte a partire dagli anni Trenta, non solo vicende emozionanti e personaggi tratteggiati con rara efficacia, ma anche uno spaccato di una società, nemmeno tanto distante dal nostro presente. Un punto di vista sul mondo: è ciò che chiedo, in genere, ad un buon libro.

“La verità era che nemmeno l’onorevole Bottecchiari ce l’aveva fatta a passare senza danno, senza corrompere il suo carattere, la sua dritta e fiera gioventù, sotto il torchio di quei decenni, dal ’15 al ’39, che avevano veduto, a Ferrara come dappertutto in Italia, la degenerazione progressiva di ogni valore”, scrive Bassani in Gli ultimi anni di Clelia Trotti.

Può servire da monito anche per oggi, mentre assistiamo sempre impassibili e assuefatti alle cattiverie, alle violenze e agli abusi di potere? Vale almeno la pensa di chiedercelo.

A Rovigo va di moda osannare Gian Antonio Cibotto a giorni alterni, specie adesso che è morto. Varrebbe la pena leggere e prendere sul serio ciò che scriveva in Cronache dell’alluvione, raccontando il Polesine del 1951: “Perché il nostro sia un paese costituzionalmente destinato ad una funzione storica di secondo ordine, non è così tanto difficile a spiegarsi. Basterebbe entrare in piazza Vittorio Emanuele ed ascoltare i soliti crocchi immobili davanti ai caffè, appoggiati alle colonne dei portici oppure seduti intorno alla base del monumento. Parlano come se intorno a loro fosse tutto normale e la vita procedesse ordinariamente. Se della gente in questo istante muore, ha bisogno di aiuto, che gliene importa? Fare appello alla solidarietà, al senso sociale, al dovere civico, è come usare una lingua sconosciuta. Salvi loro ed i loro interessi, il resto non conta. In fondo perché è nato il fascismo? Perché le manganellate date al vicino di casa erano un fatto che riguardava soltanto lui, e non un’offesa alla libertà comune“.

Avevo in mente questo passaggio, oggi, e quello di Bassani, pensando a come stiamo metabolizzando, ora dopo ora, perfino una cosa orribile come un ministro che fa sequestrare una nave con decine di migranti, per la propria propaganda politica.

Pensavo alla folla di italiani che, ancora una volta, pende dalle labbra di una banda di arraffoni e disonesti, che ancora una volta si spacciano per il cambiamento. Una folla che, peggio ancora, ha scambiato la richiesta di avere più diritti e benessere, con il contentino di vedere togliere diritti e benessere a qualcun altro.

Pensavo a  come sono da ammirare quelli che in questi giorni hanno trovato ancora la forza di protestare in piazza, anziché stare zitti per timore che la loro indignazione risulti sconveniente.

Dunque, sessantamila libri l’anno davvero sono per lo più carta buttata. Me ne basterebbe uno, ma che abbia qualcosa da dirmi sui tempi in cui stiamo vivendo. Magari in grado di durare altri cinquanta o sessant’anni.

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