La mia protesi di autostima

Circa un anno fa, in questi giorni, spedivo una bozza di quello che sarebbe diventato “Le mille verità” a Sandro Marchioro – editor di Apogeo, collega, amico, finissimo scribacchino, fonte d’ispirazione, non so come descriverlo – chiedendogli un parere spassionato e aspettandomi un bagno di sangue. 

Seguì una e-mail di Sandro, con varie critiche, ma un generale apprezzamento di quella che io avevo bollato sostanzialmente come “una cagata”. Mai avuto un filo di autostima.

Da lì, nell’arco di un paio di trafelati mesi, il libro è passato nelle mani di Paolo Spinello, boss di Apogeo, più volte in quelle della mia compagna Francesca (che ha pazientemente letto le infinite bozze e revisioni). E poi dell’amico Nicola Cappello, che ha letto e commentato la prima stesura (e che ci ha anche scritto una delirante recensione sul suo blog).

In luglio è finito in tipografia, per arrivare finalmente in libreria e (con un po’ di calma) negli store on line ai primi di settembre. Per me il libro era finito in luglio. Ho scoperto invece che era appena iniziata.

Com’è andata? Bene. Nei prossimi mesi, poi, il libro dovrebbe continuare a girare, grazie ad una serie di nuove iniziative, che non vale la pena anticipare troppo presto.

Prima che passi un anno e mi ritrovi a farlo a settembre, vale la pena di mettere in fila una lunga serie di doverosi ringraziamenti. Oltre a Francesca e alle persone sopra citate, sicuramente ad alcune persone che mi hanno dato una grossa mano con gli eventi di presentazione, a partire da Nicola Cappello, con cui ho condiviso l’evento-cabaret di presentazione a Rovigo. Mi sono molto divertito a duettare anche con Natascia Celeghin a “Veneto Legge”, con il serissimo Tommaso Moretto a Salvaterra e con Claudia Piola, con cui ho condiviso anche ile fatiche del lavoro di promozione del libro.

A proposito di presentazioni, non posso non ringraziare Piero Callegarin per averci ospitati all’Arci, Giancarlo Brandolese e Paolo Braghin per “Veneto Legge”, Remo Agnoletto per averci invitati alla Casa della legalità e Paola Munaro per l’incontro a Ceregnano. E agli studenti del liceo “Galilei” di Adria, con cui ho piacevolmente chiacchierato (incassando anche un’ottima critica). Intanto.

Altro ringraziamento sentitissimo ai colleghi giornalisti che mi hanno voluto un po’ bene, trovando uno spazio non scontato sui loro giornali. Da Andrea Gardina (che ha pure fatto una divertentissima cronaca del nostro cabaret sul Gazzettino) a Marco Randolo, che mi ha pure intervistato sulla Voce, ma anche tantissimo a Simone Pizzardo e Caterina Zanirato, che mi hanno intervistato in anteprima per rovigoindiretta.it. Grazie anche a Cristina Sartorello di REM.  E poi il buon Roberto Giannese, che mi ha ospitato a Radio Kolbe. Tengo per ultimi i due a cui voglio più bene, per ragioni affettive, ossia Nicola Chiarini e Antonio Andreotti.

Poi tutti i blog che ne hanno parlato, senza tra l’altro che li abbia pagati per farlo (li trovate elencati in fondo a questa pagina. Tra tutti, ringrazio in particolare Stefania Pastori e Pina Bertoli.

Grazie mille volte a Emergency Rovigo, a cui ho sottratto tempo ed energie, e che pure mi ha supportato tantissimo (banalmente, essendoci quando avevo bisogno che ci fosse). Un surplus di grazie a Patrizia e Paola. Ripagherò.

Grazie a chi mi ha dato una mano in vari modi, da Ciro Gonano (che mi ha fatto scoprire Goodreads) a Marco Silvestrini (tra i primi a recensire il libro) a Quirino Pavarin (che ne ha scritto su Facebook e per me vale come una recensione sul Corriere), a quelli come Maurizio Martelli, Andrea Barion o Cristiana Cobianco, che si sono interessati per promuovere il libro qui e là, poi si vedrà come andrà.

Alla biblioteca di Villadose, dove il libro si può avere in prestito, grazie. E poi a tutti quelli (parecchi, in verità) che mi hanno invitato a presentarlo da loro, anche se per varie ragioni non è stato possibile andare dappertutto.

Non è di rito un grazie a mia mamma – che mi ha anche fatto sapere cosa ne pensava e mi ha trovato un finale apocrifo – e a quella buona fetta della mia famiglia che è stata presente al mio ballo delle debuttanti, nonché a mio papà, che si è preso la briga di trasformare il libro in audiolibro, perché potesse “leggerlo” anche mio nonno. E a mia nonna, che è stata tra le lettrici più appassionate (ma sicuramente di parte).

Ci metto anche un grazie a Vanni Destro, sicuramente per qualche motivo, perché ho perso il conto dei motivi per cui ringraziare Vanni. (Quanto meno, gli devo ancora una birra).

E poi grazie a tutti gli amici che mi hanno scritto in privato per dirmi cosa ne pensavano, con recensioni talvolta ardite, tipo “Sono dovuto correre al bagno, perché per leggere il libro mi sono dimenticato di fare la pipì”. Vado a memoria, sapendo che mi dimenticherò di molte persone, ma sicuramente mi ricordo le recensioni di Sonia Rizzati, Arianna Astolfi, Antonio Andreotti, Andrea Gardina, Marco Barbujani, Paolo Rossi, Francesco Campi (e spero di non essermi dimenticato nessuno). Grazie anche a Giordana per l’analisi psicanalitica dell’opera.

Un grazie a parte a Enrico Buoso, che tanto gli avrei voluto bene comunque per il fatto di esistere.

Una sola cosa non ho ancora fatto, dopo sei mesi: leggere il libro. Non lo faccio, perché mi conosco e so bene che lo troverò una cagata, come la maggior parte delle cose che scrivo. Fortuna che ci hanno pensato altri a farmi da protesi dell’autostima.

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2 risposte a "La mia protesi di autostima"

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