Prima dare la notizia, poi eventualmente controllare se era vera

La notizia della bambina padovana di 9 anni stuprata dal marito islamico 35enne era una bufala.

E’ bene specificarlo subito, perché è finita su quotidiani nazionali, come capitato per quell’altra bufala doc sulla bambina inglese affidata alla famiglia musulmana integralista. Ultimamente, sembra che nelle redazioni di autorevoli testate e agenzie di stampa lavorino degli autentici cazzoni, ma la questione è più complessa di così.

Pare che inizialmente sia uscita sul Messaggero, per essere poi spensieratamente ripresa da svariati giornali on line, tra cui Gazzettino, Libero, il Giornale, Il Secolo e pure il Fatto Quotidiano. Lo stesso Fatto Quotidiano, però, è dovuto tornare sulla notizia, precisando che “successivamente, nel corso del lavoro di approfondimento, i riscontri sono mancati totalmente”.

E questa cosa mi ha sconcertato non poco: in pratica, prima hanno dato la notizia, poi l’hanno verificata, chiamando i carabinieri. Cosa che potevano fare subito, ma c’era fretta. Perché fare informazione on line, a quanto pare, funziona così: la notizia deve uscire il prima possibile. Poi si controlla se era vera oppure no.

Era vera la storia della sposa bambina di Padova? Parrebbe proprio di no. I carabinieri, infatti, l’hanno smentita. Il Gazzettino si è scusato, ma ha chiarito che veniva “da una fonte ufficiale, qualificata e informata dei fatti”, che a questo punto spero metta a disposizione dei carabinieri le informazioni necessarie per scoprire se c’è veramente un 35enne che abusa di una bambina di nove anni in questo modo. Il punto è che tutto questo – se fosse vera o no – non interessa davvero a chi gestisce i siti di “informazione”. Come non interessa a nessuno la sorte della fantomatica bambina.

E’ bene averlo chiaro: verificare una notizia richiede tempo e fatica. Un collega che ha fatto questa cosa qualche settimana fa, seguendo la notizia di una corriera uscita fuori di strada nel basso Polesine, ha impiegato un’intera giornata al telefono per scoprire che non era vero. Ore di lavoro buttato? No, ore di lavoro e basta. Ma intanto sui social network girava la foto della corriera uscita di strada. Che in realtà ritraeva un incidente accaduto nel ferrarese.

Questo sbattimento alla ricerca della verità, a quanto pare, è strutturalmente incompatibile con l’informazione on line, che invece vuole la notizia buttata lì, pronta da dare in pasto a orde di lettori, trattati come i fessi che probabilmente sono. Pazienza se è falsa. Tanto siamo in una nuova era del pensiero giornalistico, ma pure filosofico, che vede la verità soppiantata dalle reazioni che genera la notizia, dai clic, dai like e dal numero di interazioni ricevute sulla tua pagina Facebook.

Verità che, diciamocelo, a differenza delle bufale, ha anche il difetto di essere complessa e difficile da capire, specie se consideri il tuo pubblico una manica di deficienti. La verità, infine, ha un altro, imperdonabile difetto, nella società in cui tutto è spettacolo e intrattenimento: è pure tremendamente noiosa.

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