Abbiamo un (serio) problema di memoria

Mi capita per le mani il materiale promozionale di un’iniziativa di solidarietà per la comunità di Visso, nella Marche, colpita dal terremoto. La sensazione di dissonanza è immediata. La causa? La foto usata per la copertina ha qualcosa che non va.

Basterebbe un po’ di memoria. Quella foto del campanile spaccato a metà è stata usata in tutte le salse all’epoca del terremoto in Emilia, nel 2012. E’ diventata, direi, un’icona dell’evento. Dove non arriva la memoria, arriva la ricerca su internet, che richiede una manciata di secondi. (Basta cercare “Terremoto Emilia” su Google Immagini e verificare le didascalie). Quella ritratta è la torre di Finale Emilia, distrutta nei giorni del terremoto.

Perché usare una foto del terremoto in Emilia per il terremoto nelle Marche? Per superficialità, probabilmente. Il processo tipico a cui ricorriamo quotidianamente per scegliere le foto è cercare su Google Immagini, per poi pescare le foto in risoluzione migliore. In genere, si fa di fretta, per tante ragioni, anche comprensibili. Il risultato della fretta, però, può essere disastroso. In questo caso, abbastanza ridicolo.

Spero non sia necessario discutere del perché è grottesco usare l’immagine di un terremoto per descriverne un altro. Come se mancassero immagini del terremoto nella Marche.

Ciò che mi inquieta, in verità, è il fatto che nessuno si sia accorto dell’enormità dell’errore, usando uno strumento che tutti dovremmo avere a disposizione: la memoria. Ho l’impressione che siamo talmente abituati ad essere bombardati di informazioni spettacolari, da non avere più l’abitudine di trattenerle. Come se l’informazione oggi fosse un acquazzone che allaga il terreno in pochi minuti, ma non viene assorbito.

Si dirà che abbiamo a disposizione una serie di “protesi” che consentono di non esercitare la memoria come un tempo. Possiamo cercare su Google o direttamente su Wikipedia le informazioni che non ricordiamo. Vero. Ed è tutto molto comodo. Il problema, però, è che, se non tratteniamo nulla, anche queste protesi non funzionano. Il caso della torre di Finale Emilia usata come immagine per il terremoto nelle Marche mostra bene cosa succede quando questo accade.

Tempo fa, parlando con un gruppo di ragazzi di questioni legate all’economia e ai diritti, ho citato il caso degli imprenditori italiani uccisi in Bangladesh da sedicenti militanti del cosiddetto Isis. Era accaduto pochi mesi prima, ma non se ne ricordavano affatto. Eppure non si può dire che non se ne fosse parlato.

Partivo da quell’aneddoto per parlare di un paese in cui vengono prodotti i vestiti che indossiamo, in condizioni di giustizia e sfruttamento. Ma a questo punto, è inutile ricordare il crollo del Rana Plaza. Anzi, a questo punto è inutile perfino iniziare un discorso sulle condizioni in cui vengono realizzati i prodotti che usiamo tutti i giorni. A che serve, se non siamo più nemmeno in grado di mettere in fila nella nostra memoria una serie di eventi chiave?

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