C’è una parte perbenista del mio carattere che conosco bene. E’ radicata nel profondo e nutrita dalle convenzioni sociali e da schemi mentali rigidi. E’ quella parte di me che resta turbata dal “cattivo gusto”, dalla “violenza gratuita”, dalla “volgarità” e dalle “battute stupide”. 

E’ la parte di me che reagisce, turbandosi ovviamente, quando sfoglia un’opera di Emiliano Pagani e Daniele Caluri. Succedeva con Don Zauker, succedeva ancora di più con Nirvana, succede ovviamente con l’ultima loro fatica, Slobo e Golem, uno spin off di Nirvana. Il crescendo non è casuale: ho l’impressione che i due fumettisti toscani si pongano come obiettivo di alzare l’asticella ogni volta.

Adoro leggerli proprio per questa capacità di mettere in luce il lato perbenista del mio carattere. Che è un lato spesso superficiale e ottuso: sono una vergogna le battute di cattivo gusto o gli immigrati che muoiono annegati davanti alle nostre coste, a causa dell’indifferenza e della cattiveria con cui ci accaniamo a tenerli fuori dai nostri confini?

Il punto è questo: dietro alle battutacce, alle gag volgari, al “cattivo gusto” di scherzare su cose serie, ci sono – appunto – le cose serie. In Slobo e Golem c’è spazio per la guerra nei Balcani, i marò, gli immigrati, la questione israelo-palestinese, la violenza sulle donne. Il problema è che tutto questo è trattato in una maniera che non è per nulla “politicamente corretta”.

Perché Slobo e Golem sono due pezzi di merda. Perché non ci sono i buoni e i cattivi. Dunque, non c’è nessun finale consolatorio a rassicurarci che i buoni vinceranno sui cattivi. Figuriamoci. Trovateli voi, i buoni e i cattivi, nella guerra nei Balcani.

E’ un fumetto cinico? Ma per niente. Anzi, a furia di dire la loro su questo o quel tema, seppure con un linguaggio politicamente scorrettissimo, gli autori tradiscono una passione che è l’esatta antitesi del cinismo. Solo che non ci consolano. Non ci regalano buoni che raddrizzano i torti. Ci intrattengono con le avventure di due pezzi di merda, fondamentalmente stronzi fino al midollo. E ci lasciano a tirare fuori da soli la morale della favola.

Io, come dicevo, mi sono sentito turbato in molti passaggi della storia e, ovviamente, nel finale. Ma come? Ma si può? Ma allora? Qual’è la morale? Un turbamento salutare, almeno per me, che amo mettere in discussione (e anche prendere in giro) le cose in cui credo, anche nel profondo. Compresi i cosiddetti “valori morali”, che altrimenti si fossilizzano, si irrigidiscono negli schemi automatici dei luoghi comuni e degli stereotipi.

Slobo e Golem merita anche perché splendidamente disegnato da Caluri con le chine di Bruno Cannucciari.

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