E ora dimentichiamoci di Gorino

Mi capita spesso di pensare che le cose siano molto meno semplici di come ce le raccontiamo. E quello che è successo a Gorino qualche giorno fa è sicuramente una questione molto più complessa di come ce la siamo racconta.

Più complessa dei discorsi di chi sostiene le barricate anti immigrati, ma anche di chi riduce il tutto a una questione locale, di pescatori ignoranti e incivili, come se non ci fosse un’epidemia di odio che dilaga in tutta Europa, dall’Ungheria alla Francia, dall’Inghilterra all’Italia.

Epidemia a cui fa contrappunto il fenomeno epocale delle migrazioni di milioni di persone, con cui probabilmente ci dovremo confrontare nei prossimi decenni, magari con strumenti di analisi e pratiche di accoglienza meno raffazzonate di quelle di oggi.

In ogni caso, la piccola vicenda di Gorino si è conclusa e, nell’arco di qualche giorno, di quanto è accaduto nella minuscola frazione nel Delta non si parlerà più. I festeggiamenti per la cacciata dei profughi hanno un che di grottesco, per due ragioni.

Primo, perché la vittoria dei barricaderos consiste solamente nell’aver mandato altrove le 12 donne e i loro figli. Se ne occuperà qualcun altro. Che gli abitanti di Gorino festeggino, si può anche capire. Che lo facciano i loro supporter politici nazionali, è spassoso. Sembra una versione demenziale e iper campanilista del federalismo padano: ogni Comune, anzi ogni frazione, decide per sé. Problema risolto, basta non vedere oltre il proprio naso.

La seconda ragione, è che gli abitanti del Delta dovrebbero preoccuparsi un po’ meno dell’arrivo di immigrati e un po’ di più dell’emorragia di autoctoni.

Il Delta del Po dal punto di vista demografico è alla canna del gas e nei prossimi decenni rischia di patire la stessa sorte di molti Comuni di montagna, oggi praticamente disabitati.

Gorino ha poco più di 600 abitanti, con una leggera prevalenza femminile. Un’ottantina sono bambini sotto i 10 anni, poco più di 70 gli under 30, quasi 200 hanno più di 60 anni e di questi circa 120 ne hanno più di 70. Nell’arco di trent’anni anni più o meno un terzo della popolazione di Gorino non ci sarà più.

Non trovo dati sull’andamento della popolazione della frazione, ma la popolazione del Comune di Goro è calata negli ultimi 15 anni del 2,5% e il numero di componenti per famiglia del 10%. Difficile che nella frazione di Gorino si registri una tendenza diversa.

Sia il saldo migratorio che quello naturale sono negativi: in altre parole, è più la gente che se ne va o muore, di quella che arriva o nasce.

E parliamo di immigrati. Nell’intero Comune di Goro, frazioni comprese, il 1° gennaio 2016 l’Istat registra appena 59 stranieri, di cui 46 donne. E nella frazione di Gorino? Dieci. Di questi, 8 sono europei, 1 africano, 1 asiatico. Una presenza praticamente insignificante.

In provincia di Rovigo la popolazione è in calo da anni. In provincia di Ferrara è cresciuta fino al 2011, ma da quell’anno è calata del 2,3%. In molti piccoli Comuni non c’è da lavorare, chiudono le scuole, si cancellano o accorpano i servizi, si accorpano persino le parrocchie. Ormai calano persino gli immigrati.

Cosa sarà di queste zone tra 50 anni? Che prospettive rimangono a chi ci abita? Qualcuno ha mezza idea sul futuro del Delta? Continuiamo pure a giocherellare con il nostro dibattito “migranti sì / migranti no”, come se fosse davvero questo il principale problema che riguarda gli orizzonti del Delta del Po. 

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