Un Dampyr brutto, sporco e cattivo

Ogni tanto cedo all’acquisto compulsivo di volumi a fumetti che riprendono cose che già stanno sulle mensole da una vita.

L’ho fatto con il volume su Magico Vento, “La guerra delle Black Hills” (e ne valeva la pena) e ci sono ricascato con il volume “Il figlio del diavolo“, che ripropone le prime due storie di Dampyr in formato gigante.

Al di là del piacere di avere alcune belle storie in un formato da collezione, questi volumi sono una gioia per gli occhi, in cui i disegni sono valorizzati molto più del formato classico bonelliano.

Superfluo constatare il livello esorbitante dei disegni di Majo (che in seguito produrrà tavole – se possibile – ancora più maestose), reso ancora più evidente se si ammira l’accuratezza delle tavole a matita.

Nel volume su Dampyr, inoltre, i contenuti extra sono più interessanti del solito. Innanzitutto, raccontano come sono nate le storie a quattro mani di Boselli e Colombo (e i primi numeri sono particolarmente spassosi, perché alternano gli stili riconoscibili di entrambi).

Raccontano anche come alcune sequenze siano sparite, sostituite da immagini meno truculente. In questa riedizione, qualche vignetta “tagliata” è tornato al suo posto (ho incontrato una o due vignette che nell’originale non erano presenti), qualcosa no. La sequenza qui sotto, cassata all’epoca, fa parte dei contenuti extra.

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Il librone aiuta anche a capire meglio una scena della fuga dei soldati, quella in cui Lajos viene agguantato dal maestro Gorka. Leggendola, avevo avuto l’impressione che fosse stato tolto qualcosa: nella scena precedente, il protagonista sembra un drogato in crisi d’astinenza, in quella successiva il suo stato d’animo sembra giustificato solo come stanchezza (o astinenza da fumo?).

In ogni caso, le matite di Majo finalmente confermano questa impressione: nella versione originale, il buon Lajos veniva interrotto da Gorka mentre si sta facendo una pera. Forse un po’ troppo, almeno all’epoca, per un fumetto Bonelli?

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Dampyr ormai è prossimo a festeggiare il duecentesimo numero di una complessa saga tra horror, azione, avventura e scenari storici di ogni sorta, che – pur tra alti e bassi – ha comunque proposto alcune storie di altissima qualità, sia per scrittura che per disegni.

Ricordo bene che Sergio Bonelli, presentando il primo numero in edicola oltre 15 anni fa, scriveva di essere rimasto “ve lo confesso, un po’ turbato”.  E posso capire il perché.

Il volume restituisce pienamente il Dampyr degli esordi, un fumetto “brutto, sporco e cattivo”, che prende il via con il piede pigiato sull’acceleratore, in uno scenario storico (la guerra nei Balcani) che sovrasta l’orrore immaginario della storia per violenza, squallore e cattiveria.

Le immagini sono tratte dal volume e sono tutte (C) Sergio Bonelli Editore

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3 commenti

    • Ciao! Principalmente Bonelli. Stabilmente leggevo Adam Wild finchè non ha chiuso (e prima tutto ciò che ha scritto Manfredi), Le Storie, Orfani, Lilith, saltuariamente Dylan Dog e ancor più saltuariamente Nathan Never.
      Dampyr, devo dire, è l’unica serie attualmente in vita che sia riuscita a mantenermi fedele per 15 anni (nonostante qualche numero davvero perdibile). 🙂

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