Come diventare un sindaco popolare

Se non c’è già, suggerisco di formalizzare in un manuale quello che è ormai un vero e proprio metodo, sperimentato da giunte di destra e di sinistra. Il manuale potrebbe intitolarsi “Come diventare un sindaco popolare in mancanza di qualità specifiche” e il metodo si potrebbe sintetizzare per punti.

Punto 1: Puntare il dito. Scegliere una categoria di persone che non costituiscono un vero e proprio problema per l’ordine pubblico, semmai una scocciatura per un buon numero di benpensanti o un fenomeno di irregolarità. In mancanza di idee originali, vanno bene: ambulanti, mendicanti, lavavetri.

Punto 2: Iniziare ad urlare. Focalizzate l’attenzione su questi e calcate la mano il più possibile, avvantaggiandovi del fatto che la stampa userà anche le dichiarazioni più farneticanti per costruire titoli ad effetto, nella (vana) speranza di arginare il calo di vendite di questi anni. Partiamo da un caso semplicissimo: gli accattoni non sono persone che chiedono soldi, ma persone che lo fanno “in modo insistente”. Gli ambulanti: chiarite subito che vendere roba per strada in modo irregolare, specie quando sei africano, non è un illecito tutto sommato di lieve entità, ma un “problema di ordine pubblico”. Non lo è? Tranquilli, lo creerete voi nel passaggio successivo.

Punto 3: Creare scompiglio. Lanciate ordinanze per vietare, reprimere, restringere il raggio d’azione di queste persone. Esempi pratici: vietare l’accattonaggio. Gli accattoni continueranno ad accattonare, ma diventeranno autori di un reato. Ancora: i clochard. Che male fanno? Non importa, sono una rottura di palle. Se ne devono andare. Altro esempio: gli immigrati. Trattateli male per principio, anche quando non fanno niente. Prima o poi qualcuno si arrabbierà e qualche cazzata la farà. Volete un successo assicurato? Mandate la polizia locale in forze a sgomberare gli ambulanti? Quelli che erano dei tranquilli, ancorché illeciti, gruppi di venditori, diventeranno dei tizi grandi e grossi con dei sacchi sulle spalle che corrono come schegge impazzite in mezzo alla folla, spesso rovesciando a terra anziani e bambini. E’ fatta: ora avete un problema di ordine pubblico.

Punto 3 bis: Comunicare il caos. Ancora una volta, rivolgetevi alla preziosa risorsa che sono i quotidiani locali. Ne trovate di sicuro almeno uno, pronto a mettere nero su bianco titoli a caratteri cubitali. Alcuni ambulanti che creano scompiglio, scappando dalla polizia che voi avete mandato apposta, diventano: “Ambulanti: caos in fiera” o “Fiera messa a ferro e fuoco” e altri sobri titoli. Pur non volendo raggiungere simili apici di demenza, anche i quotidiani più tiepidi tenderanno ad accodarsi con titoli più sobri e articoli meno focosi, ma tendenzialmente registrando il fatto (ambulanti che creano confusione in Fiera). Difficilmente qualcuno discuterà se i metodi che avete usato per gestire il problema sono adeguati o se invece non lo esasperano. Se lo farà, vi offre un assist per bollarlo come delinquente e amico dei delinquenti. Tanto, ormai, l’avete capito: il dibattito è “bianco vs. nero”, “bene vs. male”, “legalità vs. illegalità” e, alla fine di tutto, “con me o contro di me”.

Punto 4: Ve l’avevo detto. E’ quasi fatta. Ora dovete solo rifinire i dettagli con la pratica del “Ve l’avevo detto”. Gli accattoni ora sono dei delinquenti. Gli ambulanti sono un pericolo per l’incolumità dei passanti. E così via. Non vi resta che completare il lavoro rivolgendovi a quelli che vi davano del matto all’inizio. E’ difficile, perché in Italia vige la regola che “la legalità non è di destra, né di sinistra”, ma qualcuno fuori dal coro lo trovate sempre: qualche consigliere d’opposizione troppo idealista, qualche associazione caritatevole, qualche prete o qualche esponente dei centri sociali. Fate sempre notare che voi siete dalla parte dei cittadini e che avete il supporto dei cittadini (cosa che, purtroppo, spesso è vera).

Case studies (bipartisan):
– Venezia, i controlli e le multe agli ambulanti che creano il caos
– Cittadella: l’ordinanza anti sbandati
– Firenze: la guerra ai lavavetri
– Treviso: la rimozione delle panchine ai giardini
– Nazionale: il reato di immigrazione clandestina (come trasformare un illecito amministrativo in crimine)

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