Quelli che lucrano sull’immigrazione

Di fronte al “C’è chi lucra sui profughi” di un primo cittadino in perenne ricerca di visibilità – tra panchine, cavalli e ronde – mi verrebbe spontaneo controbattere: e allora? Nel senso di: qual’è esattamente il problema?

Mi rendo conto che, a monte, c’è una differenza di vedute che non riesco a colmare. Come quando, qualche giorno fa, il primo cittadino riportava gli esiti della sua ronda serale in città, testimoniando la presenza di molti immigrati con cellulare, abiti alla moda e “sorrisi a 32 denti”. Quale sarà mai il problema nell’avere un cellulare, essere vestiti bene e sorridere?

Parliamo di questo “lucrare”. Per chi ha dimestichezza con l’italiano, lucrare significa guadagnare denaro. Il mio edicolante lucra. Il panettiere lucra. Il pescivendolo lucra. Chi affitta una casa lucra. E dunque, anche chi affitta una casa per l’accoglienza di richiedenti asilo lucra, nel senso che guadagna denaro. Anche il sindaco guadagna denaro per svolgere il suo incarico.

Medici, infermieri, farmacisti e dentisti guadagnano denaro per occuparsi delle nostre malattie. Chi assiste gli anziani nelle case di riposo guadagna denaro. Le maestre che hanno la responsabilità di mia figlia sono pagate per farlo. 

E chi lavora come operatore sociale, spesso più ore al giorno in questo ambito viene pagato. (Va detto, infinitamente meno di quanto guadagni in un mese un europarlamentare e senza un vitalizio di migliaia di euro al termine di cinque anni).

Nella nostra società fare lucro è un valore, lavorare gratis no. Non credo, dunque, che il sindaco intendesse dire che lucrare, ossia guadagnare denaro, è moralmente scorretto. Altrimenti avrebbe rinunciato al proprio stipendio.

A meno che il sindaco e chi gli va dietro con i ragionamenti sul lucro non intendessero dire che si tratta di una forma di lucro illecito. Tuttavia, in questo caso immagino che avrebbe già portato davanti ad un magistrato le numerose prove raccolte nelle ronde e nei pattugliamenti.

 

Penso, in sostanza, che il sindaco intendesse dire una cosa che pensano molti: che non va bene spendere dei soldi per “quelli lì”. Che siano senza tetto, richiedenti asilo, emarginati di qualsiasi risma, al più dovrebbero occuparsene volontari non retribuiti, animati dal buon cuore, senza alcuna competenza specifica, preferibilmente a spese proprie. In fondo, c’è chi si aspetta che i volontari sostituiscano le badanti e si accollino il trasporto delle persone disabili a spese proprie. Di che ci stupiamo?

Tanto, se non va bene, che se ne vadano a casa propria. Verrebbe da far notare che pattugliare le coste per respingere i barconi costa un sacco di soldi. Che arrestare e deportare i “clandestini” costa un sacco di soldi. Ma poi, magari, qualcuno si mette in testa che anche i poliziotti, gli ufficiali della marina militare o gli impiegati del Ministero dell’Interno lucrano sull’immigrazione.

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