Il Polesine che se ne frega

Da un pezzo non pretendo che una cosa che ritengo importante sia centrale per il resto del mondo. Ma la quasi completa assenza di comuni polesani, a partire dal capoluogo, tra gli aderenti alla campagna “Verità per Giulio Regeni”, merita quanto meno una riflessione.

Ci ragionavo su da giugno, quando ho notato lo striscione giallo ho scritto qualche riga sul blog di REM, che come sempre mi ospita. Per dire solamente una cosa: governare un Comune dovrebbe essere qualcosa di più dell’ordinaria amministrazione. Apprezzo, dunque, che il Comune di Taglio di Po, unico in Polesine, abbia aderito alla campagna.

E’ un modo per dichiarare la propria visione del mondo e prendere posizione. Perché è vero che il caso Regeni è complesso e c’entra poco con l’ordinaria amministrazione di un piccolo ente locale. Lì si parla di ciò che è accaduto ad un nostro concittadino in Egitto e di ciò che accade agli egiziani tutti i giorni, delle orribili sevizie che gli sono state inflitte in modo pianificato, della brutalità del regime egiziano, della realpolitik nelle relazioni internazionali, del fatto che il prezzo del gas con cui ci riscaldiamo d’inverno è per noi molto più importante della democrazia in un paese dall’altro lato del mare.

Qui si parla di buche da tappare, delle cacche di cane che imbrattano dei marciapiedi, delle serrande dei negozi in centro che si abbassano, dell’apertura o della chiusura di una zona a traffico limitato, del trovare i soldi per fare questo o quello. Da qualche anno, poi, in politica lo slogan è diventato “amministrare bene” e niente di più.

Certo, a guardare bene, l’attuale sindaco di Rovigo è un politico vecchia scuola. Quando tuona “Via tutti i clandestini” o quando mette insieme gay, menage à trois e cavalli, esprime chiaramente la sua visione del mondo, prendendo una posizione netta. Su queste argomentazioni ha costruito il proprio consenso e la propria vittoria elettorale, con grande coerenza ideologica.

In questo senso, che al comune di Rovigo non freghi niente di sostenere la campagna per la verità sul ricercatore italiano torturato a morte, forse non dovrebbe stupire. Fa specie che siano 49 comuni su 50 a fregarsene, indipendentemente dal colore politico. Ma anche qui, poco stupore. Fa ancora più specie che nessuno abbia sollecitato il proprio sindaco. Ai consiglieri comunali, di maggioranza o di opposizione, è mai passato per la testa? E i cittadini cos’hanno fatto? E io per primo cos’ho fatto?

Significa che ben pochi, tra i 240 mila abitanti del Polesine, si sono posti il problema. E che quei pochi, evidentemente, non hanno fatto granché per affrontarlo.

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