Facebook ha un palinsesto, come la televisione. Sul piccolo schermo, ci sono i programmi. Su Facebook i flame, ossia quelle interminabili polemiche sul niente, che fanno un sacco di spettacolo e finiscono sui giornali con titoli “l’ira del web”.

Ieri era Gianni Morandi, attaccato dal “popolo del web” perché è andato a fare la spesa di domenica. L’altro ieri era il papà che non fa fare i compiti al figlio e manda la letterina alla maestra. Prima ancora era la vignetta di Charlie Hebdo. E così via. Stare sui social, ormai, è praticamente stare al passo con la polemica che va di moda. E siccome sui social tutto è velocissimo, la moda dura un giorno. 

Intendiamoci: chi è contrario alle aperture dei supermercati la domenica, ad esempio, ha ottime ragioni. Così come le ha chi si rifiuta di mangiare carne. Il problema è che, ormai sempre più spesso, ho l’impressione che in ballo ci sia qualcosa di diverso, che ha a che fare con un paio di aspetti chiave della vita su Facebook: la superficialità e il desiderio di mettersi in mostra.

Di una cosa sono sicuro sicuro: che aver generato centinaia di commenti su una foto di Gianni Morandi non ha cambiato assolutamente nulla nelle condizioni dei lavoratori costretti a lavorare la domenica. Forse, a malapena, avrà convinto Gianni Morandi a non andare più al supermercato di domenica. O quanto meno a non postare più foto, quando lo fa.

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#Morandi entra nei trend di Twitter per aver fatto la spesa di domenica. 

Perché se uno vuole battersi per i diritti dei lavoratori, deve fare qualcosa di più che scrivere indignato sul profilo Facebook di un cantante famoso. Ma questo richiede più tempo e più fatica.

In questo genere di polemiche sui social network vedo, soprattutto, la gioia di latrare contro qualcuno, affinché si prenda al posto nostro la responsabilità dei mali del mondo.

Ok, Gianni Morandi potrebbe anche andare a fare spesa in un altro giorno. Se mi chiedessero cosa ne penso della questione, direi che aprire i supermercati di domenica è un’idiozia. Che la gente si dovrebbe organizzare meglio.

Poi mi ricorderei che di domenica, andando al mare, mille volte mi sono fermato a fare metano, semplicemente perché l’ho trovato aperto. Ma potevo farlo il sabato. Mi chiederei anche se non è il caso di chiudere i bar e i ristoranti la domenica (ma anche il sabato sera, perché no?). Insomma, la questione mi pare un po’ più complessa di “Gianni Morandi vergogna la domenica non si lavora”.

Dunque, rilassiamoci tutti. Soprattutto se stiamo combattendo infuocate campagne sul social network di un miliardario evasore fiscale, utilizzando uno smartphone fabbricato grazie alla semi-schiavitù di minatori africani (probabilmente bambini) e di lavoratori cinesi sottopagati, devastando foreste tropicali e inquinando l’atmosfera, magari acquistato tramite quella famosa azienda di shopping on line più volte denunciata per le condizioni in cui sono trattati i lavoratori e, infine, arrivato a casa nostra tramite un corriere, anch’egli sfruttato e sottopagato.

 

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