Sul “Fertility Day”, oggi, ho letto un miliardo di parole (a proposito: bel titolo per l’iniziativa).

Quasi tutte giuste e centrate, a partire dall’appunto di chi rileva che il tema del fare figli si lega a tutta una serie di politiche su cui un Governo preoccupato dal calo demografico, potrebbe impegnare utili risorse: welfare, asili, sanità, pari opportunità, conciliazione dei tempi di lavoro e così via.

E mi trovo d’accordo pure con le donne (e gli uomini, eh) che dicono che si può anche scegliere di non volergli, i figli. Scelta rispettabilissima. Tra l’altro, a essere un po’ meno sciovinisti, potremmo convenire che – in un mondo sovrappopolato e con centinaia di migliaia di persone che lasciano paesi senza prospettive per cercare un futuro in Europa – la risposta al calo demografico sono le migrazioni. 

Anche lasciando perdere tutto ciò e volendo considerare questi spot una campagna informativa sulle cause di infertilità, a me la maggior parte delle cartoline circolate in queste ore sembrano orrende anche in questa ristretta lettura.

La principale è questa:

Fertility-Day

Che colleziona diversi messaggi retrogradi, in primis che fare figli è una questione che riguarda le donne. Potevano metterci una coppia. Non l’hanno fatto. Significativo. L’orologio biologico è un problema che riguarda solo le donne. Del resto, anche crescere i figli (allevarli, farli studiare, sacrificare il lavoro, ecc.) è un’impegno tutto femminile. 

Ma niente paura, c’è anche quella sull’infertilità maschile (ci sono anche maschi con problemi di fertilità, già). Eccole.

La prima usa la suggestiva metafora della banana ammosciata.

banana.png

La seconda è altrettanto sottilmente metaforica nell’immagine scelta e geniale nello slogan, che mi ricorda tanto gli inviti del clero a non disperdere il seme e ovviamente questa canzoncina quafertility day sigaretta.jpg

Non male anche questa, che mi provoca diverse forme di fastidio. fertility-day-3.jpg

La più immediata viene dall’uso strumentale del tema dei beni comuni, in particolare l’acqua, su cui c’è stato un agguerrito referendum a suo tempo. Ma il significato profondo è forse l’aspetto più retrogrado: fare figli non è una scelta individuale, ma una questione – o magari un dovere – sociale. Vedi sopra.

Molto opinabile anche questa, con l’accoppiata nella posa del missionario (e qualcuno mi spieghi la pallina)*.

fertility day giovani.png

Opinabile, intendo, che per dei giovani il “modo migliore per essere creativi” sia fare figli e non – che so – dipingere, comporre e suonare musica, scrivere poesie, fare teatro, sceneggiare o disegnare fumetti, spendere il meglio del proprio intelletto in campo filosofico o scientifico con un’ottica di progresso sociale e non di brevetti commerciali. Dissertazione inutile, me ne rendo conto. La risposta ce la dà la quantità di attenzioni che l’Italia da sempre riserva ad artisti, musicisti o ricercatori, da tempo abituati a cavarsela da soli.

Una campagna che, secondo me, racconta tantissime cose sul paese in cui è stata lanciata.

* Mi fanno notare che la foto, più che la canonica posizione del missionario, metterebbe in scena una fellatio. (O forse una posizione capovolta). Prendiamola per buona.E che la pallina serve a trasmettere la grande contentezza del soggetto coinvolto. Perché era necessario sottolineare che una fellatio provoca uno stato di grande contentezza in chi la riceve, mica darlo per scontato. 

 

 

 

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