Girovagando sui social, ho capito che l’emergenza terremoto di queste ore è gestita malissimo.
Quanto meno, è ciò che suggerisce il grande scontento della gente del web, quelle dozzine di umarell digitali, tuttologi perditempo che fin dalle prime ore dopo la tragedia stanno dispensando consigli e critiche su cosa bisognava fare e non è stato fatto, come dopo una sconfitta ai Mondiali.
Il senso civico impone, dunque, di raccogliere le indicazioni della gente del web e farne tesoro, affinché i dilettanti del Governo e della Protezione Civile possano farne tesoro nelle fasi di soccorso e ricostruzione:

  • Appena sentite la terra tremare, postate qualcosa sui social. Mentre vi casca la libreria in testa, è indispensabile che voi comunichiate al mondo che c’è il terremoto. Sennò gli altri non se ne accorgono. Se riuscite, fatevi un selfie. Se siete fuori della zona terremotata, scrivete comunque quanto vi sentite tristi e impauriti. Ricordate che siete stati in vacanza a Senigallia appena due settimane fa. Usate l’hashtag #terremoto per scrivere banalità inutili, così da rendere più difficile scremare i post a quelli che cercano informazioni sul sisma. Ricordatevi che l’emergenza non sono le persone sotto le macerie, ma il vostro ego non adeguatamente messo in luce;
  • Partire tutti volontari per aiutare a scavare tra le macerie, portandosi dietro il badile da casa. Meglio ancora: facciamo spalare le macerie ai profughi. L’importante, va sottolineato, è che l’intervento non sia gestito da professionisti del soccorso e personale sanitario, ma in modo improvvisato, dilettantesco, senza coordinamento;
  • A partire da mezzora dopo il terremoto, iniziare a raccogliere aiuti alimentari, vestiti e coperte. A caso. Organizzare camion pieni di beni di prima necessità che accorrano subito sul posto, distribuendo cose a caso in mezzo alle macerie e intralciando il lavoro dei soccorritori;
  • Non donate soldi. Chissà dove vanno a finire. E’ ovvio: non fidatevi di nessuno. Ma di nessuno. E non prendetevi la briga di informarvi sull’organizzazione che raccoglie fondi. Sono tutti ladri. Mandate tonnellate di scatole di fagioli e di pasta. Serviranno comunque: c’è un tutorial su Youtube che spiega come costruire case antisismiche con lattine di pelati e cartoni della pizza;
  • Correte tutti a donare il sangue subito, nello stesso giorno e alla stessa ora. Non ve n’è mai fregato nulla prima? Bene. Ora, invece, è importante che si creino code più lunghe possibili al centro trasfusionale, altrimenti le foto sui giornali non vengono bene;
  • Proponete di liberare le strutture di accoglienza per immigrati per darle ai terremotati. Anche se abitate a 500 chilometri dalla zona del sisma. Perché la gente delle Marche ora si aspetta proprio questo: trasferirsi in una città a 500 chilometri da casa, in un centro di accoglienza, lontano dai familiari, dagli amici e dal posto di lavoro;
  • Nelle tendopoli metteteci i profughi. In pratica, gli abitanti delle zone terremotate vanno deportati in tutta Italia. Nell’area terremotata verranno creati insediamenti abitati esclusivamente da immigrati;
  • Non è chiaro quale comportamento dovrebbero tenere gli esponenti del Governo: se non si recano in loco, sono degli stronzi insensibili; se si recano in loco, ci vanno solo a farsi vedere. In ogni caso, sono tutti ladri.
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