Mi serve per lavoro. Mi serve per tenere i contatti con 2-3 amici che non riesco a vedere mai. E’ utile per diffondere informazioni. Lo uso per promuovere le cose che faccio.

E’ tutto vero. Facebook mi serve a tutto questo e mi ha sempre interessato per tutto questo. C’è una piccola percentuale di cose buone: alcuni amici, qualche post interessante che mi racconta cosa combina tizio o caio, qualche notizia vera da approfondire. Però c’è dell’altro.

Qualche giorno fa, un richiedente asilo nigeriano ha tentato di buttarsi in Adige. L’hanno salvato. Sulle pagine Facebook della Voce di Rovigo o di RovigoOggi.it decine di persone esprimono rammarico per il mancato suicidio. Con il proprio nome e cognome, perché ormai non ci si vergogna più di essere razzisti. E nemmeno di essere semplicemente degli stronzi: sempre sulla pagina Facebook della Voce, il commento più in voga sull’annegamento di un sub 70 enne è “Alla sua età, poteva stare a giocare a carte al bar”. Avviene praticamente sulle pagine social di qualsiasi quotidiano.

Sempre in queste ore, un post di Zerocalcare sulla morte di Carlo Giuliani è oggetto di una lunga serie di insulti e stupidaggini, di gente che probabilmente ha letto per anni Zerocalcare senza capirlo (o forse non l’ha mai letto). E non c’è solo l’immenso, inutile, nauseabondo “dibattito” di quelli che passano ore ed ore su Facebook a commentare qualsiasi cosa con frasi fatte, stupidaggini e insulti.

C’è l’immenso oceano delle mille pagine razziste, che inneggiano al Duce, che condividono link di bufale, meme osceni e razzisti, orrido ciarpame xenofobo che Facebook, nella maggior parte dei casi, giudica rispettoso degli “standard di comunità”. Per non parlare dell’oceano ancor più immenso di post inutili, ignoranti, stupidi, ripetitivi, di cui non sentivo il bisogno.

Una delle definizioni di Facebook è che si tratti di un grande bar, dove si cazzeggia in allegria. A me ultimamente sembra di frequentare un bar malfamato in cui si ritrovano fascisti, razzisti, sfaccendati, casi umani, semianalfabeti e falliti che sfogano sugli immigrati o sulla politica il proprio rancore per le tasse da pagare, la mancanza di lavoro, lo stipendio troppo basso o i fallimenti con le donne.

Dentro ci sono quelle due o tre cose belle. Ma non so se ho voglia di portare i miei amici e le cose che mi piacciono in un bar malfamato. La tentazione – e non sono l’unico ad averla – è di uscire a respirare una boccata d’aria. Fortunatamente, tra una settimana andrò in vacanza. Facciamo che ne approfitto e mi prendo una vacanza anche da Facebook.

Meme con cui Diego Cajelli riassume meglio di me la questione.
Meme con cui Diego Cajelli riassume meglio di me la questione.
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