Una delle funzioni che da sempre mi affascina del giornalismo on line è la possibilità di creare un enorme archivio di informazioni, accessibile a chiunque tramite i motori di ricerca, anche dopo diversi anni.

L’ultimo post che ho pubblicato sul mio blog di REM, “L’albero di Mariangela“, è nato da questo proposito.  Volevo conservare traccia di questa piccola storia. Non che su internet manchino ricordi di Mariangela Baratella, scritti all’epoca della sua scomparsa. Ma mancava un articolo che raccontasse del “suo” albero, piantato in aprile dai suoi amici, con una piccola festa al parco Lisieux.

Quel giorno passavo di lì, per caso, in bicicletta. Ho ritrovato, attorno a quell’albero, amiche e amici di Mariangela, i musicisti di Ande, Bali e Cante che suonavano sull’erba, le volontarie della Fionda di Davide che mettevano in piedi un piccolo buffet, Eddy Boschetti del Wwf e Antonio Gambato intenti a piantare il giovane ginko nel terreno. Attorno all’albero c’erano molte persone che non pensavo si conoscessero tra loro, tutte riunite attorno a Mariangela e alla vastità delle sue passioni, che metteva a disposizione degli altri.DSC_1306

Devo confessare che ho conosciuto Mariangela Baratella molto di striscio e che sono rimasto impressionato, quando è scomparsa, nel mettere insieme un ritratto delle cose in cui si impegnava. Penso davvero, come ho scritto, che fosse come le erbe selvatiche: una persona comune, eppure carica di virtù. E ammetto che mi incantano e affascinano più queste persone comuni, che non le persone “importanti”. Le erbe di campo attirano la mia attenzione molto più di un roseto ben curato. 

E’ uno dei motivi per cui sono felice di non fare più il giornalista tradizionale: perché ti tocca sempre ascoltare le persone “importanti”, quelle che contano, che rivestono ruoli di prestigio, ma che spesso non hanno nulla di interessante da dirti. Mentre ci sono un sacco di persone comuni, che magari non fanno notizia, ma che riescono ancora a stimolare la mia curiosità.

Nel pezzo cito anche Marco Zennaro e il ciliegio a lui dedicato al parco Langer. Marco è stato a lungo il mio panettiere di fiducia. Con lui intavolavo chiacchierate sulla politica, che spesso mi facevano arrivare tardi al lavoro. Ci siamo trovati in molte manifestazioni, con gli stessi intenti. Ha visto mia figlia piccolissima, la adorava ed è per me un grandissimo dolore, ancora oggi, pensare che non può vedere quanto è cresciuta.

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