Non compravo un albo di Nathan Never da una dozzina di anni. Credo di aver interrotto l’acquisto regolare in edicola intorno al numero 140, per poi comprare qualche numero che mi aveva incuriosito negli anni successivi, fino a interrompere del tutto la collezione.
I motivi sono quelli di sempre: in genere si accampano ragioni di spazio e di denaro, tutte cose vere e perfettamente razionali, ma le ragioni profonde sono altre. Con il tempo mi sono convinto che non dipendano dalla qualità della serie, ma dalla sua lunghezza e dalla capacità di rimanere in sintonia con i suoi cambiamenti, inevitabili e forse necessari. Scrivere o curare una lunga serie deve essere un lavoro mica da scherzi, sempre in bilico tra conservare ciò che è stata, per non deludere gli affezionati, e introdurre novità, perché altrimenti non si va da nessuna parte. E in ogni caso ci sarà sempre qualcuno, come me, che si “stanca” semplicemente perché è cambiato lui, è cambiato il mondo, manca lo spazio, costa troppi soldi e così via.

E invece un paio di mesi fa ho comprato questa nuova mini serie dedicata all’Agente Speciale Alfa, “Annozero, scritta da Bepi Vigna e disegnata da Roberto De Angelis (due nomi che già motivano all’acquisto) e dedicata al passato di Nathan Never. Quello che tutti i lettori conoscono, grazie ad innumerevoli flashback, e che qui viene riscritto completamente. Il perché di questo ritorno di fiamma lo spiego dopo.

Sulla trama non scrivo nulla: è un mosaico che si compone di numero in numero. E di numeri ne mancano ancora quattro. Francamente, al primo numero non ci ho capito nulla e sono rimasto spiazzato. La lettura del secondo numero mi ha lasciato semplicemente più turbato di prima, così sarò costretto ad acquistare il terzo numero. E immagino che arriverò fino alla fine.

Chiudendo il secondo numero, mi sono reso conto che l’operazione “Annozero” ha centrato il bersaglio perchè è partita con una serie di buone trovate:
1. Curiosità: è riuscita a incuriosirmi abbastanza da farmi comprare il primo numero;
2. Spiazzamento: mi aspettavo niente più che una “operazione nostalgia” e mi sono trovato totalmente spiazzato, con un numero che prendeva il passato di Nathan Never e stravolgeva completamente il senso di tutto ciò che il lettore storico dava per assodato;
3. Mistero: cosa succederà nel prossimo numero? Sarà anche banale, ma non tutte le serie a fumetti si propongono di lasciare il lettore in attesa di saperne di più. E invece questo meccanismo (almeno con me) funziona benissimo. “Voglio saperne di più” significa che comprerò i numeri successivi, finché il mio desiderio di saperne di più non sarà soddisfatto.

Credo che dalla capacità di incuriosire e intrigare i lettori dipenda molto del successo di una serie a fumetti. Questo vale sicuramente per me. E’ vero, ci sono lo spazio e i soldi da spendere. Ma se una serie mi prende, le considerazioni razionali evaporano presto. Ad esempio, Dampyr è sulla mia libreria da quindici anni grazie a questa mia curiosità mai saziata, che prevale anche quando capita di leggere un numero non particolarmente brillante. Con la stessa tecnica, da poco meno di tre anni mi convinco a comprare ogni mese il nuovo numero di Orfani (che non giudico una delle storie più interessanti in edicola al momento, nonostante i disegni davvero pazzeschi salvino ogni numero).

L’altro elemento che mi convince sempre sono i personaggi. Da questo punto di vista, è sempre stato eccellente Gianfranco Manfredi. Ho adorato tutte le sue serie, a partire da Magico Vento, per la capacità di ideare un protagonista e comprimari interessantissimi, oltre che per la qualità della narrazione. Il top forse è stato Volto Nascosto, che ha mescolato tre personaggi ben scritti, gli scenari storici ricostruiti magistralmente e quell’effetto “Come andrà a finire?” di cui si parlava sopra.

Nathan Never nasce come un personaggio pieno di sfaccettature. Tra le tante, il tormento del suo passato, forse non adeguatamente sottolineato. Sottolineiamolo, dunque: gli hanno ucciso la moglie e rapito la figlia mentre lui era a letto con l’amante. Mica una trovata banale. Innanzitutto perché è un episodio della sua vita per nulla nobile, che ne fa un personaggio per nulla immacolato. E poi perché questo snodo narrativo influenza pesantemente il carattere del personaggio, roso dal senso di colpa ogni giorno della sua vita, per buona parte della serie. E “Annozero” proprio in quell’episodio va a scavare.

Insomma, un buon personaggio, una proposta che sorprende e attira l’attenzione anche del vecchio lettore “stanco”, una trama che ti lascia con la lingua a penzoloni alla fine di ciascun albo, un’ottima sceneggiatura e un ottimo disegnatore. Messi in fila, mi sembrano una serie di ingredienti ed ottime intuizioni per azzeccare una serie a fumetti (e non solo).

 

E poi c'è questa cosa che se metti le copertine una a fianco dell'altra fanno i pezzi di un puzzle.
E poi c’è questa cosa che se metti le copertine di De Angelis una a fianco dell’altra fanno i pezzi di un puzzle.
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