Bye bye, liceo Celio

Gli studenti del liceo “Celio” saranno trasferiti in Commenda. La cosa magari non è imminente, ma già ora se ne discute con dispiacere, perlopiù tra gli ex liceali: che fine farà la storica sede del Classico rodigino, lo sgraziato, cadente e sporco edificio fascista in via Badaloni?

Ci ho scritto un pezzettino per il blog di REM, aspettandomi che avrebbe attirato l’attenzione (e ci ho azzeccato). Perché la questione è un po’ più complessa di un semplice trasloco.

Innanzitutto, diciamo due banalità: “c’era da aspettarselo” e “non è una tragedia”. Non è una tragedia perchè in 156 anni di vita, il Celio ha cambiato sede svariate volte: in via Laurenti (vicino a Palazzo Roverella), Palazzo Montalti in corso del Popolo (attuale sede dei Geometri e di alcune classi del “De Amicis”), poi in via Badaloni, poi nel dopoguerra provvisoriamente in viale Marconi, poi di nuovo in via Badaloni. E quindi, dai, capita.

C’era da aspettarselo, perché l’edificio di via Badaloni cade a pezzi da una vita. Ho terminato gli studi superiori nel 1999, dunque i miei ricordi del vecchio Celio sono decisamente preistorici. Ma già allora era una scuola vetusta e con vari problemi strutturali.

Piena di barriere architettoniche, per dirne una. Una mia compagna di classe, che si era rotta una gamba in un’incidenti, fu portata per mesi al secondo piano con una portantina improvvisata. Pareva la regina di Saba.

Diversi anni fa la scuola è stata completamente avvolta da una serie di transenne, per impedire che sputasse pezzi di facciata in testa ai passanti. Le transenne sono ancora lì.

Ma la cosa è un po’ più complessa, per varie ragioni. Innanzitutto perché, come scrivo nel pezzo, qualche decina di studenti verranno espulsi dal centro storico verso la Commenda, cosa che dovrebbe avere qualche conseguenza sulla “vitalità” del centro (a meno che non ci accontentiamo della fesseria del “centro commerciale in centro” che ci propinano da anni, ossia di un centro storico a uso e consumo esclusivo dello shopping, con i risultati che si vedono).

La cosa è un po’ più complessa anche perché una scuola è un luogo vivo, in cui sono passate generazioni di rodigini. E ognuno porta con sé e lascia sul posto pezzi di vita, ricordi, emozioni. Del resto, è banale a dirsi, abbiamo trascorso al liceo gli anni dell’adolescenza, che sono gli anni delle amicizie, degli amori e di mille altre esperienze che lasciano il segno. Sono gli anni in cui le piccole cose che ci succedono sono sempre enormi, dal punto di vista emotivo.

Non mi stupisco, dunque, se la chiusura di quel brutto, vecchio rudere lascerà sgomenti in tanti. Se invece dovessi indicare una cosa che varrebbe la pena salvare di quell’orribile edificio, direi senza dubbio il microscopico laboratorio di biologia, con i mille barattoli e strumenti, sicuramente cimeli da conservare. E forse la biblioteca, in cui ho trascorso ore a spulciare i dorsi di libri polverosi, mentre i miei compagni seguivano la perdibilissima ora di religione.

La fonte della foto è http://farm4.staticflickr.com/3198/2623941559_6196e82bd7_z.jpg

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