Tra non molto uscirà il nuovo numero di REM“. Per la prima volta, dentro ci saranno delle cosette scritte da me.

Per me è ragione di vanto. Ho grande stima di questa rivista tutta polesana, per svariate ragioni, non ultima perché è probabilmente l’unico prodotto di questo tipo a curare la forma, oltre al contenuto.

Sarà un numero speciale sul riconoscimento Unesco al Delta del Po, sulle prospettive per il territorio e sulla speranza che non sia un’occasione sprecata. Credo sia uno dei numeri più ricchi di sempre, dal punto di vista dei contributi. Dal sommario, oltre alle consuete rubriche, estrapolo:  Marco Gottardi, Bartolomeo Amidei, Diego Crivellari, Cristiano Corazzari, Eddi Boschetti, Lino Tosini, Luigi Costato, Danilo Trombin, Mauro Giuriolo, Roberto Finotello, Mauro Zennaro, Maria Adelaide Avanzo, Paolo Giolo, Giovanni Vianello, Stefano Dessì (e spero di non aver dimenticato nessuno).

Io ho curato le chiacchierate con Eddi Boschetti, presidente del WWF, Paolo Giolo, responsabile della Condotta locale di Slow Food, e Maria Adelaide Avanzo, titolare della Tenuta Ca’ Zen ed ex referente turismo di Unindustria Rovigo.

Giolo l’ho praticamente conosciuto in questa occasione. Quanto a Eddi, è essenzialmente un amico e una “fonte” con cui in passato ho realizzato mille articoli. Ricordo ancora la prima volta che lo sentii, vari anni fa: allora lo trovai eccessivamente pacato, cosa che oggi ritengo una delle sue principali doti. Un polesano di grande competenza, concretezza, capacità di riflessione e senso dell’umorismo.

Maria Adelaide Avanzo è una persona che ho conosciuto in una sola occasione, ma che mi è rimasta impressa nel tempo per la qualità delle sue riflessioni. La interpellai nel 2010 per un articolo del Corriere del Veneto (“Gite in barca, ostelli, rifugi. La natura incontaminata abita nel Delta del Po“), che tra l’altro poi vinse anche un premio.

Riprendere a fare questo tipo di lavoro (va detto, gratis et amore dei) è stato interessante, anche sul piano umano. Nelle conversazioni ho misurato il tempo trascorso dall’ultima volta che avevamo parlato di questi temi. In generale, in tutti gli interlocutori ho percepito quella progressiva perdita di fiducia nelle istituzioni che è tipica di chi vede i calendari alternarsi e le cose rimanere immutate.

Ciascuno degli interlocutori che ho sentito arriva a conclusioni diverse. C’è chi ancora crede che serva l’intervento di un ente parco o un’altro organismo pubblico e chi, per contro, vede come unica strada percorribile una serie di buoni progetti ad opera di privati. Chi avrà ragione, ce lo dirà il tempo.

Sono impaziente di avere tra le mani questo numero di REM, soprattutto per scoprire il ricchissimo mosaico di voci che la redazione è riuscita a incasellare attorno ad un tema strategico per il futuro del Polesine.

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