Storie di Gorilla ammazzati

Mi sono fatto l’idea che il senso civico, l’etica e l’attenzione al prossimo oggi si possano comodamente misurare con uno strumento a portata di tutti: i top trend di Twitter. Basta guardare quanto dura l’hashtag coniato per dare sfogo all’indignazione di turno, per rendersi conto di quanto volatili siano le nostre passioni on line.

Oggi e, forse, un po’ anche domani, il cosiddetto “popolo del web” (cioè tutti noi che passiamo le giornate a cazzeggiare con uno smartphone) è indignato per l’uccisione di un gorilla in uno zoo.  Una notizia che ha fatto il giro del mondo, ovviamente enfatizzata, deformata e pure taroccata da un modo dell’informazione che, ormai, ha deciso platealmente di ripudiare l’informazione e fare gazzarra. La storiella che gira è quella che, per salvare un bambino finito nella gabbia, hanno preferito sparare all’innocuo gorilla, anziché sedarlo. Il tutto condito da commenti, sentimenti, polemiche, dissertazioni di tuttologi.

La notizia vera probabilmente era un po’ più complessa, ma non funzionava altrettanto bene. E infatti, è narrata così bene, che la gente se la beve tutta. Subito è tutto uno scatenarsi di esperti dello scibile umano: veterinari laureati all’università della vita (“bastava sedarlo”), etologi autodidatti (“non faceva del male a nessuno”), pedagogisti fai da te (“colpa dei genitori che non hanno vigilato”), esperti di sicurezza grazie all’internet (“colpa dello zoo che non ha vigilato”).

E poi via alle invettive: bastardi, maledetti, ora dovrebbero chiudere i genitori nella gabbia, dovrebbero sparare al proprietario dello zoo eccetera eccetera. E c’è pure il dibattito. Vogliamo forse negarci il dibattito sul nulla? E allora tutti sanno che le scimmie sono buone. No, le scimmie sono aggressive, te lo ricordi lo scimpanzè che ha strappato la faccia alla tipa negli Stati Uniti? Che noia.

L’unica cosa certa in questo tripudio di fregnacce partorito dallo sfogatoio dei social network è che il povero gorilla è colpevole solo di aver fatto il gorilla ed è stato doppiamente fregato dalla vita: prima rinchiuso in una gabbia per il sollazzo di grandi e piccini, poi preso a fucilate quando si è trovato, suo malgrado e incolpevolmente, a costituire un pericolo per un umano.

Molti commentano: gli zoo fanno schifo. Verissimo, ma l’indignazione per gli animali chiusi negli zoo e nei circhi dovrebbe valere tutto l’anno, non solo quando uno di questi viene abbattuto davanti alle telecamere.

Se poi vogliamo parlare di gorilla ammazzati, basta un saltino sul sito del WWF o fare una ricerchina su Google, per scoprire che i gorilla che vivono in libertà sono massacrati ogni anno dai bracconieri e ormai a rischio di estinzione. Di queste bestie ammazzate lontano dai riflettori ci frega meno del gorilla soppresso allo zoo.

E fermiamoci qui, perché è del tutto inutile aprire una lunga serie di paragoni con altre tragedie umane ed animali di cui per le quali non nasce e muore nemmeno un hashtag. E’ inutile perché, sostanzialmente, questa ondata di indignazione, come quella per l’orsa Daniza e altre decine di casi simili, nel giro di un paio di giorni si sarà esaurita, senza produrre assolutamente nulla. Almeno finchè non arriverà qualche altro caso mediatico per cui incazzarsi, intristirsi e indignarsi a comando, di nuovo per qualche ora.

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