Ho più volte sperato (e non credo di essere il solo) che scrivere articoli servisse anche a cambiare qualcosa. Ovviamente, oltre il 90% delle cose che ho scritto in dieci anni, sono totalmente inutili.

Il giornalismo di denuncia non serve a nulla, se non segue una reazione di chi legge. Sembra un’ovvietà, eppure è un aspetto cruciale della professione, su cui ho riflettuto in molte occasioni. Altrimenti che si fa? Si scrive per scrivere, che va bene lo stesso, ma non dà le stesse soddisfazioni.

Ricordo ancora, ad esempio, un articolo su un bollettino parrocchiale, finito al centro dell’attenzione perchè riportava scritti ingiuriosi verso omosessuali, persone di sinistra, prostitute e non ricordo quanti altri. Il giorno dopo la pubblicazione, nonostante la varietà di soggetti chiamati in causa, nessuno reagì con una dichiarazione, una lettera, un’iniziativa pubblica.

Di non so quanti articoli scritti in un decennio, solo di uno posso certificare che è servito a qualcosa. Uscito sul Corriere del Veneto del 19 settembre 2011, riguardava una cosina da poco: durante i lavori di rifacimento di corso del Popolo, era sparito un cippo, risalente al Cinquecento e appartenuto al vecchio “Ponte del sale”.

Il cippo apparteneva proprio allo storico ponte, costruito nel 1555, demolito nella seconda metà dell’Ottocento, ricostruito e poi demolito negli anni Trenta del Novecento, quando l’Adigetto è stato interrato e trasformato in corso del Popolo.

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Lavori in corso del Popolo (2009). Il cippo è ancora nell’aiuola, in alto a destra

Diversi elementi del ponte sono stati preservati, alcuni affissi sulle facciate di monumenti cittadini: Palazzo Roverella accoglie le memorie marmoree con la Giustizia e San Bellino, mentre la Rotonda ospita i pilastri che ricordano la visita di papa Pio VI a Rovigo nel 1782. Il cippo era una lapide, che celebrava il podestà Antonio Calbo.

Per lungo tempo è stato posto in un’aiuola spartitraffico, all’altezza del Caffè Nazionale. Poi, nel 2009, sono arrivate le ruspe per il restyling di corso del Popolo (lo si vede ancora nella foto poco sopra), l’aiuola è sparita e il cippo è stato portato via.

Una mia fonte l’ha ritrovato, molto tempo dopo, in un magazzino comunale, in via Stacche, abbandonato tra le erbacce ed esposto a pioggia e gelo, in un mucchio di residui dei lavori, cartelli turistici, paracarri, frammenti di marciapiedi, vecchie fontanelle.

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Il cippo del “Ponte del Sale” abbandonato nel magazzino del Comune in via Stacche

Uscito l’articolo, per un po’ è sembrato che non fregasse niente a nessuno, come in genere accade. Un articolo scritto per il piacere di scrivere. Nei giorni successivi, comunque, abbiamo chiesto risposte alla giunta comunale. E, guarda un po’, la giunta comunale si è presa a cuore quel vecchio cippo di marmo. E’ stato prelevato dal magazzino, ripulito e nel febbraio 2012 è tornato in corso del Popolo.

Oggi è esposto davanti a palazzo Roverella, oggetto di curiosità di passanti e turisti, talvolta utilizzato dai bancarellari per appoggiarci le cose più disparate. E’ una piccola storia, che almeno per una volta è valsa la pensa scrivere.

L’immagine principale è presa da qui. Le foto a corredo dell’articolo sono state scattate dal sottoscritto e dalla mia fonte.

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