Dato che sulle immagini e il loro potere di generare cambiamento ci ho impostato una tesi-fiume dieci anni fa (“L’indignazione e il potere delle immagini“), per me è stata un’illuminazione scoprire che la sessione di apertura del Festival del Fundraising sarebbe stata disponibile anche in streaming, per gli sfigati come me che non sono riusciti a prendervi parte.

L’apertura del festival era troppo ghiotta fin dal titolo, “Il potere delle immagini per cambiare il mondo”, con Yvette Alberdingk-Thijm di Witness.org e la produttrice e attivista Abigail Disney, introdotte dalla giornalista e social media strategist Marcia Stepanek.

Dieci anni fa non avevo capito veramente quanto la mia tesi centrasse con la mia passione per l’attivismo e il sociale (poi diventata lavoro), forse perché non sapevo come sarebbe cambiato il mondo della comunicazione nei due lustri seguenti.

Dato che, durante le dirette streaming o i webinar, sono continuamente tentato dalle mille distrazioni della realtà circostante, come esercizio di disciplina mi sono importo di prendere appunti. Quelli che seguono sono alcuni appunti presi, letteralmente al volo, durante gli interventi. 

L’intervento di Yvette Alberdingk-Thijm si è focalizzato proprio sulle immagini: quali usare, quando usarle, come usarle. La premessa da cui dobbiamo partire è che oggi, a differenza che in passato, siamo inondati di immagini. Questo, paradossalmente, crea problemi. Ad esempio, riguardo all’uso etico che occorre fare delle immagini (come insegna il caso del piccolo Aylan, bambino siriano affogato e finito sulle prime pagine di tutti i giornali). Un’altra sfida è capire come intercettare e poi conservare milioni di immagini che testimoniano, ad esempio, gli orrori della guerra in Siria. (La mission di Witness, del resto, non può prescindere dalla raccolta e conservazione di immagini di denuncia).

Il potere delle immagini, dice Yvette Alberdingk-Thijm, è nella loro credibilità e attendibilità. Dopodiché, serve un passo ulteriore: occorre motivare le persone, affinché le emozioni si trasformino in azione. 

Nel discorso di Abigail Disney la parola chiave è “coinvolgimento”. “Se volete fare un film che può persuadere, non si può parlare solo di numeri e statistiche”, dice. E ancora più chiaramente: “Non bastano i dati per convincere le persone a fare qualcosa, si ottiene solo l’effetto di farli arrabbiare. Occorre coinvolgerle in una conversazione, in un discorso“.

Tutto questo, del resto, mi pare sia ciò che stanno facendo i grandi marchi commerciali. Il non profit, a mio avviso, ha molte più carte da giocare sul terreno del coinvolgimento, avendo già un patrimonio di storie e di emozioni, che nasce dalla realtà e dalla concretezza dell’operato. Si tratta, semmai, di imparare a raccontarlo. A conclusione della sessione, l’invidiabile sintesi di Marcia Stepanek: “Non chiedete solo denaro, ma cercate di ispirare le persone“.

Foto: Abigail Disney, screenshot dell’intervento

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