E’ uno dei ritornelli tipici di quelli che vorrebbero rispedire indietro i cosiddetti “profughi” che cercano di arrivare in Europa. Lo stesso refrain con cui, da sempre, si allargano le braccia davanti ai mendicanti per strada. “Non è che possiamo aiutare tutti”. 

“Un euro ad uno, un euro a quell’altro, finisce che ti partono dieci euro”, obietti quando, passeggiando per strada, vieni fermato troppe volte da chi ti chiede l’elemosina. Poco importa che quei dieci euro tu comunque li spenderai per pagarti un mese di connessione a internet con lo smartphone, che userai prevalentemente per cazzeggiare.

Gli europei, tramite i loro governanti, stanno rispondendo così alle migliaia di persone che fuggono dalla guerra in Siria, dalla dittatura in Etiopia o semplicemente cercano possibilità negate in paesi come la Nigeria, dove andiamo ad estrarre petrolio per far funzionare le nostre automobili, ma dei cui abitanti ci disinteressiamo completamente. “Non ce n’è per tutti”, diciamo, come se intendessimo che il pane e l’acqua bastano a malapena per sfamare noi.

In verità, quello che “non c’è per tutti” è il nostro stile di vita. Noi che abitiamo in case riscaldate e con l’acqua corrente, ciascuno con almeno un televisore in casa e un’automobile parcheggiata di sotto, dichiariamo che non “ce n’è per tutti” a gente che viene da catapecchie senza acqua corrente o città devastate dalla guerra, e che attraversa il mondo a piedi, su mezzi stipati come carri bestiame e su barche sfasciate.

Dichiariamo che “non ce n’è per tutti”, noi che facciamo l’aperitivo fuori nel fine settimana e che al supermercato troviamo dieci marche di merendine, in faccia ad esseri umani che vivono in mezzo al fango, in cinque in una tenda da campeggio, cucinando quel poco che hanno su falò accesi con bottiglie di plastica, accalcati alle frontiere del nostro benessere.

Lo dichiariamo in faccia a loro, con la stessa mancanza di vergogna con cui lo dichiariamo al “nostro” mendicante, salvo tirare in ballo i poveri italiani, che “prima bisogna pensare a loro e poi agli immigrati”. Accettiamo quotidianamente che nostri simili affoghino tentando di raggiungere le nostre coste, difendendoci con il nostro “non ce n’è per tutti”. Come se l’arrivo di qualche migliaio di persone in più sul suolo europeo fosse l’arrivo di carestia e miseria. Sarebbe bene, almeno, essere consapevoli e un po’ meno ipocriti: quello che stiamo difendendo non è la nostra sopravvivenza, ma la sopravvivenza dei nostri cellulari e della nostra pay tv, dei nostri aperitivi e delle nostre serate in discoteca, delle nostre automobili sempre sotto il culo e delle nostre vacanze estive al mare di cui non vogliamo fare a meno a nessun costo.

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Le immagini sono tratte da panorama.it e da nbcnews.com.

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