Il 25 aprile dei miei nonni

Per i miei nonni paterni la festa della Liberazione è da fissare con qualche giorno di anticipo. Un paio di giorni prima rispetto al 25 aprile, data che ogni anno celebra la Liberazione dell’Italia dai nazisti e dai fascisti loro alleati.

La Liberazione nel territorio di Portomaggiore, dove vivevano i miei nonni ragazzini, in arrivò con i carri armati inglesi in questa giornata intorno al 20 aprile. Solitamente, quando capito a trovare i miei nonni in questi giorni, mio nonno mi racconta episodi di quei giorni.

Oggi, probabilmente per la prima volta, ho preso mentalmente appunti di ciò che mi ha raccontato, mentre mia figlia buttava all’aria il salotto, urlando e giocando. Nei racconti dei miei nonni, il giorno della Liberazione si apre con una colonna di mezzi inglesi dell’ottava armata che arrivano nella zona di Portomaggiore (loro abitavano tra le frazioni di Maiero e Gambulaga).

Non mi raccontano mai del bombardamento di Portomaggiore (che pure nelle cronache è descritto come qualcosa di terribile), anche se mia nonna – in passato – mi ha raccontato più volte dei bombardamenti, della sua casa colpita dalle bombe e degli aerei americani chiamati Pippo. Va detto che i racconti di mio nonno vanno valutati come ricordi, sicuramente rimaneggiati più volte dalla memoria. E molte descrizioni andrebbero valutate alla luce del fatto che mio nonno rimase cieco nel 1944.

Nel racconto di stamattina, mio nonno ha memoria dei soldati inglesi che lanciavano cioccolata, tantissima, e sigarette. Nell’ottava armata c’erano anche scozzesi, americani (mio nonno mi ha raccontato un aneddoto su tre soldati yankee che giocavano a dadi) e la brigata ebraica. Su quest’ultima, mio nonno racconta di un soldato (originario di Tel Aviv) che, interpellato, rispondeva in perfetto bolognese, essendo il padre nato nel capoluogo emiliano e fuggito dall’Italia prima delle leggi razziali.

Dei vari frammenti, la cosa che più mi è rimasta impressa oggi sono alcune storie di soldati tedeschi in rotta o prigionieri, che restituiscono atti di pietà e umanità. Mio nonno racconta il senso di umiliazione che trapelava dai soldati tedeschi catturati, ma anche la sorpresa quando gli inglesi davano loro sigarette. (Secondo i miei nonni, i tedeschi avevano il terrore di essere fucilati, una volta presi, tanto da buttarsi nel Po per tentare di attraversarlo a nuoto).

La seconda storia: tre soldati tedeschi si erano rifugiati in un fosso. Da lì, chiamarono gli amici di mio nonno, chiedendo di contattare gli inglesi perchè si volevano consegnare. Avevano paura, però, che se fossero usciti dal fosso con indosso le divise, sarebbero stati presi a mitragliate. Una volta consegnati agli inglesi, ricevettero tè caldo e fette di pane imburrato, che divorarono avidamente.

La terza storia vede protagonista il bisnonno paterno: un tedesco affamato si presenta al papà di mio nonno con una cassetta di attrezzi da falegname nuovi di zecca. Il bisnonno li accetta. In cambio dà al tedesco mezzo salame, due “coppie” di pane ferrarese e (credo) del formaggio.

Di queste micro storie mi affascina, oltre alla presenza diretta dei miei familiari in uno scenario che per noi è Storia, l’assoluta normalità, che stravolge l’epica e i clichè. I tedeschi, gli inglesi o gli italiani non sono buoni o cattivi. I tedeschi allo sbando, affamati che cercano di tornare a casa e che interagiscono con la popolazione locale, sono personaggi che mancano spesso dalla narrazione comune sui giorni della Liberazione e sono altrettante storie che sarebbe interessantissimo conoscere. 

I miei nonni materni sono scomparsi diversi anni fa, altrimenti potrebbero raccontarmi il loro ricordo della Liberazione dal punto di vista di un rodigino. Peccato. Mi sono accorto tardi che le mille storie noiose dei miei vecchi contengono spesso più di un dettaglio interessante. E soprattutto sono sicuramente più originali del fiume di retorica istituzionale che da anni anestetizza lo spirito di questa festa.

La foto della fanteria inglese a Portomaggiore è tratta dal sito http://resistenzamappe.it/regione-pianura-portomaggiore.all

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