Di Salvini si parla anche troppo. Sulla sua strategia di comunicazione – tra social network e invasione dei palinsesti – s’è detto e scritto moltissimo.

Più che Salvini, mi inquietano i suoi fans. Lasciamo anche perdere i commenti razzisti, quelli che inneggiano al Ventennio, quelli che insultano i “pidioti”, “sinistroidi”, “buonisti” e quelli che invocano  la ruspa con tanti punti esclamativi, ormai come intercalare.

Mi inquietano quelli che scrivono “Bravo Matteo!”. Cazzeggiando sulla pagina Facebook di Salvini ne trovi un sacco. “Bravo Matteo dighel ti prego mandali tutti a casa!!!!” “Matteo vai avanti, sei un grande!” E così via.

Ho l’impressione che siano un campione significativo di un’ampia maggioranza che usa Facebook, ma non conosce la differenza tra un profilo e una pagina. Che crede davvero che a parlare dalla pagina Facebook di Matteo Salvini sia il segretario della Lega Nord.

Gente che non ha chiaro che ogni dichiarazione, azione e felpa di Salvini è parte di una strategia di comunicazione. Che dietro alla comunicazione di “Matteo” ci sono delle persone, che lo fanno per lavoro (lo spin doctor di Salvini, è noto, è il 40 enne mantovano Luca Morisi).

Gente, insomma, pronta a scambiare i virtuale per il reale, le cose comunicate per le cose vere, pronta a bersi tutto – le bufale, i luoghi comuni, la propaganda – senza esercitare alcuna forma di spirito critico. Sono i famosi “idioti digitali” meravigliosamente censiti in un bell’articolo (eccolo il link).

Gente a cui si può dare a bere veramente di tutto. Di tutto e il contrario di tutto. Ne cito una, che mi sta a cuore: “Il 6, 7 e 8 novembre blocchiamo l’Italia per tre giorni per far cadere il governo”. L’ha dichiarato, postato e twittato il “Capitano” in agosto.

Io lo ricordo bene: nei giorni in cui doveva bloccare l’Italia, io dovevo spostarmi in treno per seguire un corso. Temevo di rimanere bloccato anch’io. Qualcuno ricorda com’è andata a finire? E qualcuno a tiro del 6 novembre ha mai chiesto: “Matteo, ma allora dopodomani la blocchiamo l’Italia o no?”

 

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