C’è un blog del sottoscritto sul remweb.it, la versione on line di quella bellissima rivista quadrata su cui, sono certo, ho già spanto fior di lodi.

Il mio indegno bloggherello si chiama “Sweet Home Rovigo” e, negli intenti, rispecchia il mio carattere incostante ed eclettico. Mi hanno chiesto di scegliere un tema e io, con grande paraculaggine, ho scelto il tema più vago possibile, per poter parlare di un po’ di tutto ciò che mi appassiona, cioè davvero un po’ di tutto.

Quello che ho scritto finora è ovviamente materiale disorganico: sono partito con un’invettiva sulla mimosa, ho proseguito con una ripresa delle vicende attorno alla Tomba dei Conti Camerini e poi con una scanzonata caciara sull’eterno tormentone rovigotto del “portare l’università in centro“.

Prima di partire, avendo imparato due o tre cose dal mio lavoro, ho fatto un lungo elenco di cose che vorrei scrivere, così da non rimanere a secco di idee dopo tre articoli. Il titolo (“Sweet Home Rovigo”) è volutamente cazzaro. E’ un’evidente storpiatura di un celebre brano, che mi sembra di aver udito da parte di un noto bluesman della Louisiana che bazzica spesso il Polesine. (Ma potrei sbagliarmi).

A cosa serve un blog? Sostanzialmente, come quasi tutte le cose che facciamo tra la nostra data di nascita e quella di morte, a trascorrere del tempo. Per me è una sfida a non tenere nel cassetto troppe cose scritte. Ma anche un modo per costringermi ad essere curioso, indagare e approfondire, che è la parte che mi è sempre piaciuta di più del mestiere giornalistico.

 

Annunci