L’8 marzo non comprerò il rametto di mimosa

“L’8 marzo non comprerò il rametto di mimosa. L’anno scorso l’avevo sostituito con le gardenie per l’Aism. L’anno prima con un libro (ovviamente a tema). Quest’anno penso che non comprerò nulla”.

Con un articolo sulla Giornata della Donna inizio la collaborazione con REM. Si può leggere sul loro blog. E’ una collaborazione di cui sono particolarmente felice, perchè fa parte dei 2-3 obiettivi che mi ero proposto di raggiungere in questi anni. REM è una rivista che amo particolarmente, un unicum nel panorama editoriale locale e una sfida a cui mi fa piacere dare un contributo.

Quanto all’articolo, ho pensato di partire con la Giornata della Donna per prendere subito il ritmo, cercando di non dire delle banalità e mettendo insieme vari pensieri che vagavano disordinati. Sono riflessioni libere e ovviamente condivisibili, come no. Sicuramente, da tempo mi provoca inquietudine il consumismo associato ad ogni ricorrenza. Il consumismo ne ammazza l’anima, la profondità e, di conseguenza, anche la poesia. Questo mi colpisce particolarmente per la Giornata della donna, derubricata a “festa” in cui farsi gli auguri e scambiare mimose.

La Giornata della donna dovrebbe, però, servire a concentrare l’attenzione sul tema. Di per sè, non ho ancora capito se le Giornate servano a qualcosa. Quanto meno, però, non c’è l’abitudine di gridare “Buona giornata della disabilità” a un disabile, nè è previsto per tale occasione l’acquisto di qualche fiore o altri ammennicoli rituali. In sostanza, mi chiedo perchè per la Giornata della Donna, invece, sia finita così.

Nell’articolo, per ragioni di sintesi, ho sacrificato una serie di considerazioni sulle cose di cui bisognerebbe parlare nella Giornata della donna: dalla violenza ai diritti nel mondo del lavoro, fino alla condizione della donna in altri paesi, ma anche mille storie di riscatto, protagonismo, coraggio. Davvero troppe, segno che la storia è ancora da scrivere. Io, per primo, non saprei da dove iniziare.

L’articolo è opinabile, così come la mia posizione sulla questione (che l’anno scorso era diversa e l’anno prossimo sarà nuovamente diversa, perchè non ho la pretesa di aver raggiunto delle conclusioni). L’unica cosa di cui sono fiero è che, prima di proporlo a REM, ho chiesto un parere a Francesca, la mia compagna, avendo chiaro fin da subito che l’ultima parola su questo tema spettava comunque a lei e, in generale, alle donne. 

 

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