Nella giornata del “Ricordo”, impazzano sui social network slogan e immagini della destra italiana per ricordare “le vittime delle foibe” e “i crimini dei comunisti titini”, secondo un copione ormai rodato da qualche anno.

Tra queste mi è saltato all’occhio il grottesco volantino della Destra che ritrae cinque tizi con una bandiera italiana stampata sulla schiena, fucilati da cinque militari con falce e martello sulla schiena. Slogan “Il sangue italiano che la sinistra dimentica”, “10 febbraio per non dimenticare”. Il problema è proprio qui, nel “dimenticare” e nel “ricordo”.  Perchè quella foto non ritrae cinque italiani fucilati da soldati di Tito, ma cinque jugoslavi fucilati da militari italiani (fascisti).

Sulle immagini tarocche usate comunemente per raccontare le foibe si dilunga bene un articolo dell’anno scorso sul sito di Wu Ming e, dunque, potrei fermarmi qui. E’ un testo sicuramente chiaro, competente e ben scritto. (Quest’anno il collettivo, tra l’altro, s’è mosso con giorni d’anticipo per ricostruire la storia delle solite foto usate a sproposito per il Giorno del Ricordo, producendo una gran quantità di materiale).

La questione dell’uso disinvolto delle immagini è sempre d’attualità. Sul web, ormai, gira di tutto. Sempre oggi, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, posta su Facebook l’ennesima intemerata contro i “profughi”, di cui riporto il significativo screenshot.

salviniLa cosa che mi colpisce, in questo caso, è che la foto che correda il link non è la stessa che compare all’interno dell’articolo.  Cercando con Google Immagini, ci vuole poco a vedere che questa foto è stata usata come il prezzemolo a corredo di una quantità di articoli su episodi relativi ai migranti. E’ certamente una foto che piace molto a uno di destra, visto che mostra una rivolta di immigrati (immigrati violenti, paura) e mette al centro un africano che fa il gesto dell’ombrello (cioè, sono pure maleducati e irrispettosi).

Cercando con Google Immagini, si fa presto a trovarla nel contesto giusto: una protesta degli occupanti abusivi dell’ex villaggio olimpico di Torino, costruito nel 2006, abbandonato e quindi divenuto alloggio per senzatetto. Cosa c’entra con Genova?

Siamo ormai abituati alla sciatteria nell’uso delle immagini prese a caso “sul web”. Che lo facciano normalmente i quotidiani è già sufficientemente grave.

Ma che si arrivino ad usare le foto delle vittime spacciandole per carnefici, nei materiali associati a una “Giornata del Ricordo”, dà la misura della sciatteria della comunicazione e, soprattutto, di come, dietro alla maschera del “ricordo”, stia semplicemente l’intento di fare propaganda politica a favore delle proprie tesi.

 

 

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