“Scarafaggi”, disegnarlo è stato niente

Avrete sentito dire che, qualche tempo fa, in compagnia di un amico ho stampato un libro, intitolato “Scarafaggi”, raccolta di vignette pubblicate qua e là sul web.

Come ho avuto modo di scrivere in un’altra occasione – e forse anche di dichiarare pubblicamente – “Scarafaggi” nella mia testa è sempre stato qualcosa di più del “libro con dentro le mie vignette meno brutte”. Non ce n’era bisogno: se avessi voluto diffondere le mie vignette, avrei potuto buttare tutto on line, gratis per me e per i fruitori. Anche se, certo, stamparle su carta avrebbe gratificato maggiormente il mio ego.

Ma il problema, oggi, non è stampare libri: possono farlo tutti, grazie a mille servizi via web che provvedono al compito, a costi tutto sommato non esorbitanti. Il problema, invece, è farli leggere.

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Svarion & Herschel al vernissage di gennaio all’enoteca “Il Locale”

Fin da subito, dunque, mi sono dato come obiettivo capire come far leggere “Scarafaggi”. E attorno a questo obiettivo ci ho costruito un progetto. Il che significa che ho dovuto mettere in gioco svariate competenze, oltre a quella (dubbia) di disegnare.

Lavorare con un progetto di ampio respiro è stata un’occasione per imparare delle cose e questo è stato l’elemento più gratificante. Ho già scritto in questo blog quante cose ho imparato dal crowdfunding, soprattutto grazie ai preziosissimi errori commessi.

La prima lezione appresa è che scarabocchiare con un pennarello è il 5% del lavoro. La vera fatica è tutto quello che viene dopo. Il concept del libro è sbucato, in modo più o meno ordinato, dalla mia testa.

Il lavoro grosso l’ha poi fatto Svarion, rielaborando i disegni e impaginando il tutto, con una cavalcata finale – tra casini personali e impegni lavorativi – che ci ha portato a concludere il tutto in fretta e furia, nell’arco di due ore. Solo per quanto riguarda il prodotto finale ci sarebbero 5 o 6 cose che avrei fatto in modo diverso, se avessi avuto il tempo. Ma pazienza. Lezione imparata: occhio a non scazzare i tempi.

Del crowdfunding ho detto: è stato un progetto nel progetto. Si è trattato di pensare a dove farlo, decidere cosa chiedere, come chiederlo, cosa scrivere, come presentarci, come pubblicizzarlo. Abbiamo scelto, per varie ragioni, di provare a farlo solo con alcuni strumenti, prevalentemente i social network e i contatti diretti. Il risultato, è noto, è stato un successo parziale.

In concomitanza con il crowdfunding, ho dovuto almeno abbozzare un piano economico, che poi ho rifinito in corsa. E’ stata una grande soddisfazione arrivare al perfetto pareggio in nemmeno un mese di diffusione. Non per una questione di soldi, ma perchè il progetto aveva funzionato.

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“Scarafaggi” distribuito dalle volontarie della Fionda di Davide

Il libro abbiamo dovuto stamparlo, anche in questo caso imparando diverse cose. Ad esempio, come si decide quante copie fare? Io ho elaborato un mio metodo, davvero maniacale, più o meno lo stesso adottato per decidere quante bomboniere fare per il battesimo di mia figlia (in pratica, immaginare uno ad uno i potenziali acquirenti “sicuri”, navigando con la mente nella mia rete di amici, parenti, conoscenti, colleghi).

Una volta arrivato nelle nostre mani, praticamente la vigilia di Natale, abbiamo dovuto marciare per farlo avere almeno ai sostenitori che hanno partecipato al crowdfunding. E poi tutti gli altri. E fare le dediche personalizzate a tutti. E, infine, passata la bufera iniziale, cominciare a diffonderlo.

Come diffondere il libro? Anche questa è stata tra le valutazioni fatte al momento di progettarlo e, soprattutto, di mandarlo in stampa (progetti editoriali stampati in un numero esorbitante di copie senza alcun piano di diffusione, producono solamente pile di scatoloni ammucchiati in cantina).

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Una delle tante trovate pubblicitarie per promuovere “Scarafaggi” su Facebook

Quanto alla promozione, ho potuto sbizzarrirmi e studiare. Ho anche fatto diversi esperimenti, non tutti di successo, per capire che canale usare, che tono adottare, che messaggi mandare. Sulla pagina Facebook ho scatenato la fantasia, ma anche fatto piccoli esperimenti di inserzioni a pagamento (che hanno dato risultati interessanti).

Un punto debole, su cui sto lavorando, sono le presentazioni. Come cacchio si presenta un libro di vignette? Commentare una vignetta è deprimente, parlare del percorso è abbastana noioso. L’evento di gennaio ha funzionato grazie ad un mix di relatori che ha prodotto una chiacchierata a ruota libera e spassosissima. Ora il ragionamento aperto è: che format adottare per futuri incontri?

Distribuzione: i luoghi in cui distribuire “Scarafaggi” sono stati scelti con cura, soprattutto per ragioni affettive, ma anche con un certo raziocinio. E infatti hanno funzionato bene. Anche quelli inusuali, come l’enoteca “Il Locale”.

Infine, i risultati. Non essendo nato ottimista, sono al di sopra delle aspettative. Abbiamo stampato 300 copie e ne abbiamo già piazzate la metà. Abbiamo anche recuperato le spese. Sono soddisfazioni.

Poi ci sono diverse cose che si potevano fare meglio. Le ho abbastanza chiare in testa. Più di qualcuno ci ha chiesto se ci sarà uno “Scarafaggi 2”. La risposta dipende da quelle 2 o 3 cose rimaste con il punto interrogativo.

 

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