In questi giorni ho ricevuto diversi messaggi su LinkedIn di congratulazioni per “il mio nuovo ruolo”. Tutti i messaggi dicono pressappoco “Congratulazioni per il tuo nuovo ruolo. Spero che tu stia bene” e frasi di rito varie.

Ovviamente, ciò che mi ha colpito non sono i messaggi precotti. Quelli, ahimè, esistono da quando il mio cellulare era un Nokia 3330 e, già allora, mi proponeva i messaggi in bozza con risposte standard tipo “Sono in riunione”, non posso rispondere”, “ti chiamo dopo”, ecc. Dato che oggi, almeno nelle nostre società, il tempo è risorsa più preziosa della benzina, la tecnologia si è adattata per farcelo risparmiare anche nelle interazioni quotidiane.

In fondo, potrei aggiungere, anche nelle interazioni faccia a faccia molto è preconfezionato. “Come stai?” “Bene”. Che un apparecchio tecnologico mi offra un messaggio pronto per dire “ti chiamo dopo”, forse mi fa sorridere sul tasso di nevrosi della nostra società (quanti secondi perdiamo davvero per scrivere un sms di questo tenore), ma mi inquieta relativamente.

Il fatto è un altro: io non ho nessun nuovo ruolo. Semplicemente, per errore ho inserito nuovamente nel mio curriculum un ruolo che già svolgo da anni nel posto in cui lavoro. Tant’è che, poi, l’ho cancellato. Dunque ho ricevuto congratulazioni per una cosa mai avvenuta, per un errore di inserimento dati.

Succede lo stesso su Facebook. Anni fa, nel mio primo profilo, per sciatteria avevo scritto una data di nascita farlocca. Ho dovuto correggerla immediatamente, quando mi sono arrivati gli auguri per il compleanno nel giorno sbagliato. Su Facebook, lo sanno tutti, c’è una funzione che segnala chi compie gli anni. Ma fa ben di più. Ti invita a fargli gli auguri: “Fai che questa giornata sia memorabile” o stupidaggini del genere. Perchè Facebook, che vive grazie alle interazioni tra le persone, ovviamente le stimola in ogni modo.

Ho già scritto che il più evidente connotato delle relazioni sui “social” è la superficialità. Altri due esempi sui compleanni. Oltre alla pagina, ho un profilo a nome dell’organizzazione in cui lavoro, che ogni anno riceve gli auguri il giorno del suo “compleanno”. A chi stanno facendo gli auguri? E di cosa?

unfriend-facebook-quotes-sarcastic-scold-photo7

Altro aneddoto: fino a qualche tempo fa avevo un profilo con pseudonimo su Facebook. Dopo averlo attivato per varie ragioni e poi abbandonato, l’ho riaperto per caso qualche tempo dopo, trovandolo zeppo di messaggi di auguri per… il suo compleanno. L’ho chiuso, sentendomi pure in colpa per aver “illuso” delle persone di relazionarsi con una persona che, in realtà, non esisteva.

Anche se, a dirla tutta, dovremmo capirci sul termine “relazionarsi”. Il mio pseudonimo non era un profilo attivo, non partecipava a discussioni e non aveva mai nemmeno chiesto “Come butta?” ai suoi “amici” Facebook. La cosa era reciproca.

Dunque, a parte gli auguri di compleanno, non c’erano stati scambi di nessun tipo tra il mio profilo patacca e gli altri utenti Facebook. Perchè si erano sentiti di fare gli auguri a un emerito sconosciuto? Probabilmente perchè Facebook aveva suggerito di farlo.

Quando ci meravigliamo di come, sui social network, molte persone perdano ogni freno inibitore e diventino belve, aguzzini o troll, ci accorgiamo in realtà del volto più estremo della nostra vita sui social. In cui ci trasformiamo, sì, ma non in mostri crudeli: siamo solamente superficiali, che dimenticano quelle che, nella vita realtà, sono le regole delle relazioni con le persone. A volte, dimenticandoci di avere a che fare con altri esseri umani, ci trasformiamo in mostri. Altre, più semplicemente, clicchiamo “parteciperò” ad un evento e poi lo bidoniamo, senza nemmeno sentirci in dovere di avvisare. Altre volte facciamo gli auguri con la stessa sciatteria ad un amico o ad un tizio a caso.

Sui social network, dove tutto sembra essere superficiale, forse gli auguri ci dimenticheremmo proprio di farli, se  a dettarci tempi e modi della nostra vita sociale on line, non ci fossero gli stimoli inviati da un algoritmo.

Annunci