Questo post è un promemoria per il me stesso pigro. Sappiamo benissimo come si crea una campagna di ricerca volontari: serve tempo, bisogna sviluppare e approfondire un’idea,  si deve valutare l’efficacia di ciò che si fa, occorre una strategia. Sappiamo altrettanto bene cosa accade nella maggior parte delle associazioni: il contrario. Il risultato si vede.

Un consiglio a tutti coloro che intendono cimentarsi in una campagna di ricerca volontari e pensano di aver trovato un’idea carina per fare un post su Facebook o un volantino. Fate quattro, cinque o sei ricerche su Google, specialmente con la funzione “immagini”, e guardate cosa viene fuori. Può essere un buon punto di partenza per trovare un’idea, ma soprattutto per avere chiaro cosa evitare. Da tenere a mente: forse un’idea usata mille volte ha rotto le palle già 999 volte.

Ecco una mia piccola classifica dei più abusati e logori clichè delle campagne di “people raising”. Ammetto di esserci cascato pure io. Del resto, sono tentazioni davvero irresistibili.

1. Lo zio Sam: una campagna di “people raising” banale e frettolosa non può non coinvolgere l’immarcescibile icona dello Zio Sam. Disegnato nel 1917 da James Montgomery Flagg, fu utilizzato per reclutare soldati nella Prima, nella Seconda guerra mondiale e chissà in quante altre guerre. Utilizzatissima anche da molte associazioni che vogliono “reclutare” volontari, per spedirli in trincea ad affrontare poveri e disabili. Personalmente, nella mia classifica delle icone più odiose, è al primo posto.

012. Il cartello “cercasi”: al secondo posto, pongo il cartello “cercasi”. Lo si trova in varie colorazioni e talvolta con la variante “A.A.A. Cercasi volontari”. In alcuni poster, viene abbinato ad altre icone, quali lo zio Sam e le mani alzate, moltiplicando l’obbrobriosità della composizione. E’ brutto. E’ piatto. E’ banale. E’ pure triste. Con la crisi economica, i centri storici sono tappezzati di “vendesi” e “affittasi” sui portoni di case e negozi. A proposito dell’abbinamento con la parola “volontari”, un ex direttore di giornale con cui ho lavorato farebbe notare che, semmai, si dice “Cercansi”.

3. L’omino con il megafono: la domanda è: perchè? Il megafono viene usato nelle immagini (banali) per suggerire che si sta comunicando. A me, però, fa venire in mente le manifestazioni studentesche, sindacali o di partito. Perciò il signore in giacca e cravatta con il megafono mi provoca un senso di straniamento. E poi: perchè cazzo urli? E a chi? C’è anche la variante delle persone che urlano con le mani portate, appunto a mo’ di megafono, alla bocca.

diventa-volontario4. Le mani: il clichè più trito per rappresentare il volontariato e la solidarietà sono le mani. In tutte le loro declinazioni: le mani alzate, le mani che formano un cerchio, le due mani che si cercano, le due mani che formano un cuore, le mani che sostengono un mappamondo, le mani colorate con la vernice, le mani che si tengono per il polso, la mano di un giovane che stringe quella di un vecchio, le mani a formare un cerchio e altre varianti.
Le mani alzate dicono “io ci sono”, “io voglio dire la mia”. Meglio ancora: “io mi offro volontario”, come a scuola. Dubbio: non sarà che poi mi prendono per secchione? Le mani che si cercano, probabilmente, richiamano un’altra icona: la Genesi di Michelangelo nella Cappella Sistina. Si possono abbinare a messaggi non meno triti, tipo “Dai una mano”, “Sporcati le mani” e altre, con un gioco di parole tra i più abusati e pedanti.

Annunci