Scriverò a Putin

“Scriverò a Putin”. Dopo le ronde alla fiera contro i venditori abusivi, la promessa di portare l’esercito in città e i pattugliamenti notturni contro i ladri, ecco la nuova trovata del sindaco di Rovigo, Massimo Bergamin, in materia di sicurezza.

Non è una boutade: lui giura di avere la lettera già pronta, perché Putin, dice, “mi sembra uno che sa difendere il suo popolo”.
Lasciamo pure perdere i dati sulla criminalità in Russia, paese con un tasso di omicidi per abitanti dieci volte più alto di quello italiano, in cui i giornalisti vengono ammazzati come mosche e che la classifica di Transparecy International pone al 136 esimo posto su 177 per tasso di corruzione.

Colpisce, invece, l’apparizione nei discorsi di Bergamin di una figura che prende parte da diversi anni all’immaginario mitologico del mondo leghista e dell’estrema destra europea: Vladimir Putin. Colui che, nell’immaginario fascio-leghista, è l’uomo forte, che difende i valori tradizionali minacciati dalle lobby pro gay e immigrazione. Inevitabile il connubio con i secessionisti padani e con la galassia degli indipendentisti veneti, oltre che con i neofascisti locali.

E Bergamin si accoda. Non perchè, come s’è visto, Putin abbia raggiuntpo chissà quali successi nella lotta alla criminalità in Russia, ma perchè è ideologicamente affine alla Lega di Salvini. Sull’infatuazione del NordEst indipendentista per il leader russo, il primo spunto è sicuramente il bel libro “Cent’anni a Nordest” di Wu Ming 1.

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Le bandiere della Russia si erano viste sventolare l’anno scorso in piazza dei Signori a Treviso, durante i festeggiamenti per il “plebiscito” on line di Plebiscito.eu che aveva proclamato l’Indipendenza del Veneto, evento coperto con insolita attenzione dai media russi. In un articolo su “Vice”, un militante con vessillo russo al seguito, spiega di averlo scelto come omaggio a Putin, che ha vietato “la propaganda omosessuale” nel suo paese.

Legami di sangue, quelli tra il presidente russo e il Veneto, dove negli ultimi anni è tutta una gara a dimostrare che Lui, l’uomo forte che va a caccia a torso nudo, ha radici proprio nel ricco nordest. Comincia nel 2001 l’imprenditore vicentino Franco Putin, evocando addirittura una parentela con il suo omonimo russo, discendente di veneti emigrati verso Est nel Settecento. Tra i vari “parenti” locali di Vladimir, indimenticabile Adelina, dj e candidata l’anno scorso in Veneto da Fratelli d’Italia con lo slogan “Se vuoi votare Putin, ora puoi”, che si presenta addirittura come una sua “cugina alla lontana”.

Torniamo alla Lega: nel giugno scorso gli europarlamentari del Carroccio hanno formato un gruppo unico con il Front National francese di Marine Le Pen, l’Fpo austriaco ed altri partiti xenofobi ed euroscettici. In un’intervista dell’anno prima all’Arena, il 35 enne europarlamentare veronese, Lorenzo Fontana, anticipava questo percorso, magnificando anche i rapporti intessuti con il nerissimo governo ungherese di Viktor Orban e, indovina un po’, con Russia Unita, il partito di Vladimir Putin. E se per altri il legame con Putin sembra prendere le mosse da altri, solidi “valori” (il Front National ha incassato un finanziamento di 9 milioni di euro dalla First Czech Russian Bank, come rivelato da una testata francese), al momento quello del Carroccio per il Cremlino sembra un amore del tutto disinteressato.

Ancora un salto indietro nel tempo: nel dicembre 2013, al congresso della Lega Nord, prende parte Alexey Komov, ambasciatore russo all’Onu, accompagnato da Viktor Zubarev, parlamentare di Russia Unita. In un’intervista alla Padania, il 10 dicembre, Komov dichiara: “Noi e i leghisti abbiamo importanti valori in comune, in particolare la difesa della famiglia tradizionale, l’opposizione all’immigrazione selvaggia, la lotta al ‘politicamente corretto’ che in realtà serve soltanto a chi non vuole far cambiare nulla”.

1416931070-salvini-putin-2L’articolo è firmato da Gianluca Savoini. Oltre che giornalista, Savoini è stato addetto stampa della Regione Lombardia e portavoce di Salvini. Da sempre borgheziano, è uno dei più sfegatati difensori di Putin. L’anno scorso ha organizzato il tour del segretario in Crimea e a Mosca, da cui lo stesso Salvini ha tuonato contro le sanzioni alla Russia. Savoini è anche tra i firmatari di un appello, nel marzo 2014, a favore di Putin e per mettere la parola fine alla disinformazione che descrive Putin come un dittatore e la Russia come un paese non democratico. “In Russia, da oltre 20 anni, si tengono libere elezioni”. E casualmente le vince sempre Lui. Sempre Savoini è tra i creatori dell’associazione “Lombardia Russia” (www.lombardiarussia.org), che promuove in Italia l’amore per Putin e il suo pensiero: “Il mondo attuale – si legge nel sito dell’associazione – perso in un delirio mondialista, è la negazione del mondo tradizionale come noi lo abbiamo conosciuto e la Russia pare oggi l’unico baluardo e l’unico faro verso cui guardare con speranza”. Il cuore, il “punto conclusivo e senza dubbio culminante” del Putin-pensiero la sua difesa dei valori tradizionali, contro l’erosione delle nazioni operata da nuovi valori quali la “ideologia gender che stravolge i rapporti tra i sessi” o lo “ius soli” che “distrugge l’idea di nazione, trasformando gli Stati in una specie di porti di mare o villaggi-vacanze”.

Cosa c’entra tutto ciò con i furti nel quartiere Commenda di Rovigo. Niente. Ma era inevitabile che, in una fase di grande protagonismo nazionale per l’estrema destra polesana (vedi i fatti di Frassinelle), il Putin-pensiero e culto dell’Uomo Forte arrivassero anche al 45 esimo parallelo. Non certo per difendere i cittadini dalla criminalità.

La letterina natalizia al presidente russo potrà anche fare ridere l’opposizione , ma dietro c’è un pensiero politico coerente: fin dalla campagna elettorale, il sindaco del capoluogo si è sempre posto in totale sintonia con le posizioni (ideologiche) del partito su gay e immigrazione. Per non parlare della fascinazione del primo cittadino per il mito dell’uomo solo al comando.

Ora manca solo che ci sveli una lontana parentela con i popoli slavi: dopo Lenin, Stalin e Putin, ci mancava giusto Bergamin.

La prima stesura di questo articolo è uscita sul sito www.rovigoindiretta.it.

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